Maria Teresa Meli

«L’alleanza si fa, procediamo»: Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio — che trattano direttamente la questioneUmbria — si sono sentiti venerdì, dopo il voto della piattaforma Rousseau che ha dato il via libera all’intesa tra Partito democraticoeMovimento Cinque Stelle, e poi, di nuovo, ieri. Tra i due, ormai, le telefonateeimessaggi sono frequenti, e, pur avendo stabilito entrambi di lasciare alle realtà locali la loro autonomia, hanno deciso di prendere la vicenda in mano per arrivare presto a una soluzione. La candidata c’è, ma non è detto che voglia scendere in campo. Francesca Di Maolo, esponente del mondo cattolico molto radicata nel territorio e presidente dell’Istituto Serafico, che raccoglie ragazzi con disabilità psichiche e fisiche, ancora ieri sera non aveva sciolto la riserva. «Quello che sto facendo adesso è molto importante e non so se posso lasciarlo», aveva spiegato Di Maolo. Perciò ora sia il Pd che i Cinque Stelle sono appesi a lei: se si sfila è un problema perché bisognerà ricorrere a un’altra soluzione. Il candidato di riserva sarebbe un uomo di cui ancora ieri nessuno voleva fare il nome. Ma bisogna affrettarsi: i tempi sono strettissimi. Senza contare il fatto che i grillini non sono compatti: questa scelta di allearsi con il Partito democratico, ossia con quello che fino a qualche mese fa veniva considerato il nemico, non trova tutti d’accordo. Tant’è vero che anche su questa vicenda umbra ci sono state perplessità e manifestazioni di disagio. Dopo la presa di posizione del presidente della commissione Cultura della Camera Luigi Gallo, che ha confessato di aver votato «no» all’accordo con il Pd, è stata la volta di Stefano Buffagni. Ai giornalisti che sollecitavano una sua opinione su questa intesa, il viceministro dello Sviluppo economico ha risposto con disarmante sincerità: «Io soffro sempre quando andiamo con qualcun altro, quindi non sono un buon partito a cui chiedere questo parere». Nonostante le difficoltà, i dem non disperano affatto di convincere Di Maolo ad accettare l’offerta. «Andiamo avanti con questa alleanza civicopolitica», esorta il commissario del partito in Umbria Walter Verini. Secondo Zingaretti, comunque, già la sola volontà di arrivare a un’alleanza è «un fatto positivo». Il segretario del Partito democratico, però, non si spinge oltre. L’intesa siglata in Umbria non comporta a suo avviso nessun «automatismo»: «Non è un modulo ripetibile automaticamente», ripete il leader del Pd. Si spinge ben più in là, invece, Dario Franceschini, che, intervistato dal Tg1, spiega: «Dall’esperienza di questo governo può nascere un percorso comune che costruisca un campo riformista capace di cambiare il Paese e battere la destra». Anche l’ala sinistra della maggioranza che regge il secondo governo Conteèsulla linea Franceschini. È il caso di Roberto Speranza, per esempio. Il ministro della Salute non ha nessun dubbio in propositoedice: «Il dialogo tra centrosinistra e Movimento Cinque Stelle non è un incidente di percorso ma una scelta strategica per il futuro dell’Italia». E Massimo D’Alema, che è riuscito a entrare in contatto con Davide Casaleggio e ci tiene a mantenere buoni rapporti con quel mondo, prefigura già un «nuovo bipolarismo», con un’«alleanza democratica tra centrosinistra e Cinque Stelle» in grado di battere Matteo Salvini.