Al Nazareno sono ottimisti: «I 5 stelle devono solo metabolizzare la svolta del governo, e poi si concentreranno sul discorso delle elezioni regionali. Non possiamo chiedergli una svolta dopo l’altra, pazientiamo un po’ e poi Salvini avrà brutte sorprese anche in Umbria, forse, in Emilia, di sicuro, in Calabria e in Toscana». Chissà se è proprio così. Quel che è certo è che il governatore uscente, ma ricandidato, Stefano Bonaccini, in Emilia Romagna, dove la data del voto non è stata ancora decisa ma rientra in un lasso di tempo che va da novembre a febbraio, vuole accelerare l’appuntamento con le urne. «Tra poco si saprà quando si va alle urne, a novembre o prima di Natale sarebbe il momento giusto», così dice. Giusto perché meglio dare al più presto un nuovo governo a una regione cruciale del paesaggio italiano. Ma andare al voto a novembre, per il Pd, quello nazionale, sarebbe il modo migliore per sfruttare l’onda dei buoni rapporti che si sono appena inaugurati con i 5 stelle. E se poi nel corso della coabitazione di governo questi rapporti ben avviati si guastano, tra un contrasto e l’altro, e si sa quanto sia difficile – Salvini lo può insegnare – condividere il percorso governativo con i grillini? Dunque, accelerare. Verso che cosa? Verso un patto di desistenza grillo-dem in Emilia, così da non lasciarla alla Lega, ammesso che il Carroccio riesca ad espugnarla perché Lucia Borgonzoni, sottosegretaria nell’esecutivo Conte 1, non viene considerata candidata molto forte. In una regione però che rossa non è più e dove alle ultime Europee la Lega è risultata primo partito. Non sarà facile far convergere M5S sul candidato del «partito di Bibbiano» – così la retorica stellata fino all’altro giorno chiamava i dem – ma al Nazareno, mentre si mettono dentro e si mettono fuori i vari nomi nella lista dei sottosegretari e tutti pensano a quello, c’è anche chi alzando la testa dal Cencelli osserva: «La stabilità del nuovo governo dipenderà non tanto dal risultato del 26 ottobre alle regionali in Umbria, ma da come va a finire in Emilia». Di Maio è il primo a saperlo. Ai suoi dice: «Desistenza con il Pd? Ognuno per i fatti suoi? Vedremo». Gli spiragli ci sono per il gioco comune. Bisognerà trovare la formula. Un listone civico – e M5S il connubio con i civici lo ha sdoganato nel loro regolamento – in cui il grillismo si mescola e si nasconde con l’obiettivo però di fermare insieme a Bonaccini il Carroccio? ACROBAZIE E INCASTRI Le formule, gli stratagemmi, gli incastri, le acrobazie si possono trovare. Sul terreno molto pratico però, intanto, c’è una strategia di avvicinamento tra M5S e Pd che si chiama Olimpiadi e che riguarda non solo l’Emilia ma anche la Toscana. La Bologna diMerola (Pd) e la Firenze di Nardella (Pd) puntano insieme alla candidatura per le Olimpiadi del 2023. La sorpresa è che potrebbe esserci il coinvolgimento – una ennesima svolta, vista la guerra aperta di Torino contro le Olimpiadi, per non dire di quella di Roma contro i Giochi – dei grillini. Gli stellati di Firenze sono aperturisti, quelli bolognesi meno ma la discussione è aperta. La scadenza è lontana, ma anche qui: va fatto fruttare subito, per mettersi all’opera olimpica, il clima d’incontro che parte da Roma. In Umbria, intanto, ufficialmente M5S non vuole apparentarsi con i dem ma non ha ancora il candidato governatore e potrebbe andare su un civico aiutando sotto sotto Andrea Fora, a sua volta un senza partito ma in corsa appoggiato dal Pd e dal mondo cattolico. Dall’altra Parte Salvini e il centrodestra schierano Donatella Tesei, leghista ma anche imprenditrice trasversale e conosciuta. Tutto fa pensare, compresa la presenza fissa di Salvini in Umbria oltre agli scandali del sistema “rosso” ormai al collasso, che il Carroccio vincerà. Ma i grillo dem stanno facendo i conti. E i conti dicono questo. Alle ultime Europee i 5 stelle si sono fermati al 14,6 per cento, mentre il Pd ha avuto il 24. La loro somma pareggia i voti presi dalla Lega: 38 per cento. A cui bisogna aggiungere i consensi di Forza Italia e quelli di Fratelli d’Italia. Il match sarebbe sul filo, ecco. Il commissario dem Verini e gli altri del Pd che seguono la vicenda, compreso Zingaretti, aspettano qualche segnale da Di Maio. Magari arriverà, ma la battaglia campale si giocherà in Emilia. E se Salvini viene fermato lì, la Lega potrebbe davvero non perdonarglielo.