La casa della cena dei 40 renziani, ma non c’erano tutti e non s’è mangiato quasi niente (un po’ di riso e qualche mozzarellina) è a via Poli numero 3. L’appartamento è quello del parlamentare più facoltoso della truppa di Matteo, Gianfranco Librandi, deputato e imprenditore. Qui, a due passi da Fontana di Trevi, si è svolto ieri sera il battesimo di Italia Viva, il nuovo partito di Renzi. Il luogo però, via Poli, non è beneagurante perché avevano sede sia la finiana Futuro e Libertà sia il partito di Monti: in entrambi casi non è andata bene. Ma Renzi si sa non è un tipo superstizioso. A mezzanotte stappa lo spumante e dice: «Auguri, auguri».Ma sono rivolti a Lucia Annibali, che è del gruppo, e non al nuovo partito. Ma un po’ anche a quello. Dei 40 italiavivisti ce ne sono 30, parlano in 16, e tutto il clima èmolto serio,un’atmosfera da «ci giochiamo l’osso delcollo», come dicono tutti uscendo dal palazzo intorno amezzanotte. Di solito i renziani si sono sempre incontrati a casa di Andrea Marcucci.Ma stavolta no, perché Marcucci è uno di quei super renziani che – in chiave quinta colonna o Cavallo di Troia – è rimasto nel Pd come capogruppo al Senato. Dicendo: «Non condivido il progetto diMatteo e resto nel partito». Ma poi, c’è quasi da giurarci, lo condividerà. Al contrario di Anna Ascani. Renzianerrima ma che ha detto no a Renzi e che gli amici di Matteo dicono che lui ci sia rimasto male. O forse, come maligna qualcuno, a restarci male è stata la Ascani che pensava di diventare ministra e quando si è vista sorpassare nell’aspirazione dalla Bellanova e dalla Bonetti s’è allontanata da Matteo. Comunque è sottosegretaria. Ci sarebbero, in Italia Viva, Tabacci, Fusacchia e forse Magi di Più Europa o almeno già vengono conteggiati dai renziani nel loro esercito. Che è appunto di 40persone, assicura Renzi a Porta a Porta (25 deputati e 15 senatori). I 15 del Senato sono questi: Renzi, Francesco Bonifazi, Teresa Bellanova, Davide Faraone, Ernesto Magorno, Tommaso Cerno, Eugenio Comincini, Laura Garavini, Nadia Ginetti, Leonardo Grimani, Giuseppe Cucca,MauroMarino,Francesco Giacobbe, Andrea Ferrazzi,Mauro Laus. E basterebbero dieci di loro, per fare un gruppo vero e proprio e non solo una componente del Gruppo Misto. Ma secondo le regole del Senato per essere una componente autentica – con tantodi finanziamento, enon è un particolare secondario – bisogna avere una sigla che si è presentata alle elezioni. Ci sarebbe, ed è Insieme,ma uno dei proprietari del simbolo – il socialista Nencini – è pronto a cederlo a Renzi mentre gli altri due, l’ulivista Santagata e il verde Bonelli non sarebbero dello stesso avviso. Simpaticopasticcio. AllaCamera,nienteLucaLotti: «Resto nel Pd e poi dirò perché». Ma ovviamente è della partita la Boschi (oltre la ministra Bonetti) mentre altre due delusioni si chiamano Simona Malpezzi e Alessia Morani. Sottosegretarie in quota Renzi ma de-renzizzatesi all’ultimo istante e dunque ancora dem. Come Guerini. Entrano invece Scalfarotto e Rosato. A Montecitorio gli italovivisti sonoMarattin (probabile capogruppo, ma forse toccherà a una donna), Migliore, Anzaldi, Giachetti, Nobili, Paita, Mor, Marco Di Maio, Fregolent, Annibali,Gadda,Carè,DelBarba, Noja, Ferri, De Filippo, Ungaro, Librandi. Forse arrivano pure Noia e D’Alesandro. Piero De Luca, figlio del governatore campano e vicino alla Boschi, annuncia il suo «resto». Resta anche Davide Parrini al Senato, ma solo come quinta colonna. Mentre Margiotta, neo-sottosegretario, ha detto di no. Come Andrea Romano alla Camera. E il no di Fiano, quello della Bonaccorsi, quello della deputata toscana Martina Nardi («Midispiace la scissione, io resto ferma»), quello di Orfini addirittura in latino: «Extra ecclesiam nullasalus». La cena dei 40 del sì – ma non erano tutti – ieri sera si è svolta in una casa privata di Roma. Ed è curioso che molti di quelli che vi hanno partecipato con Renzi in nome del nuovo partito di Renzi stamane saranno (oppure no? Qualcuno andrà come ultimo omaggio prima di mollare gli ormeggi) alla riunione del gruppo dem convocato da Delrio a Montecitorio. «La convocazione ci è arrivata»,dicono loro. SINDACI Fuori dal Parlamento un renziano simbolo, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, volte le spalle a Matteo e lo si immaginava visto i rapporti non più come prima. Neanche Nardella (Firenze) e Matteo Ricci (Pesaro) sono della partita e magari qualcuno di loro o altri sindaci si aggiungerà ad Italia Vivama conmolta attenzione: guai a farcadere le giunte.