«Eccomi, sono l’impopulista». Scherza, anzi no, Paolo Gentiloni. Buona sera nuovo commissario Ue… «Non esageriamo, sono soltanto designato. La nuova commissione sarà attiva dal primo novembre e prima occorre presentare la squadra, già martedì, e poi ci sono le audizioni, i voti e via dicendo». Però, dopo aver visto Ursula sembra molto tranquillo – non è un tipo che si agita – sul fatto che avrà probabilmente il portafoglio di commissario per gli Affari economici. Anche se a Bruxelles circola una lista dei nuovi commissari in cui Gentiloni ricopre il posto all’Industria più mercato interno. Siamo in queste ore alle ultime trattative e si vedrà. Il pressing dei Paesi del Nord per non dare all’Italia il portafoglio più pesante continua. Non sembra minimamente turbare però l’aplomb di Paolo l’Impopulista, che si gode lo scenario stupendo del castello di Santa Severa affacciato sul mare e «l’emozione grandissima» del compito che andrà a svolgere a Bruxelles. Dove sta cercando casa insieme alla moglie Manuela. Sorride: «Poteva andare peggio…». Poi sale sul palco e dice: «L’Italia avrà il ruolo che merita, un ruolo cruciale, e sarà un ruolo economico nella nuova commissione». La prima uscita nella nuova fase di Gentiloni è qui al castello dove ha ricevuto ieri sera il Premio Orsello per il suo impegno europeista. «Siete stati preveggenti», sorride agli organizzatori. Poi entra nel merito. «L’Italia non è un piccolo Paese di questuanti, che chiede sconticini rispetto ai parametri vigenti. È uno dei fondatori della Ue. E ci faremo sentire. Avremo voce in capitolo sulla base della nostra credibilità e capacità. Ti ascoltano, se sei credibile e competente. Il resto non vale. La storia del battere i pugni sul tavolo, da parte di persone che oltretutto quel tavolo non lo frequentano, non si può più sentire». Altro che sovranismo, ecco. Altro che salvinismo. «La grande svolta che si è avuta è che la spinta dei sovranisti, soprattutto italiani, che avrebbero dovuto cambiare il senso all’Europa, non si è avuta affatto». Paolo l’Impopulista parla contro l’ideologia dell’austerità. «Guai a ripetere quel tipo di errore. Serve la crescita. Una crescita sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale. Non basta guardare il pil, non serve pensare soltanto ai numeri. Ci vuole una scossa vera». Gentiloni sta nel format del vigoroso. Anche quando parla della nuova fase rosso-gialla su cui, come si sa, ha avuto fin dall’inizio non pochi dubbi. Anzi una sorta di freddezza. Ma adesso è in modalità speranzosa. Comincia sorridendo: «La carica in Ue dura 5 anni. Normalmente in questo lasso di tempo, cambiano tre governi in Italia. Oddio, lo dico così: mica mi sto augurando che il nostro governo cada subito! Mi auguro invece che la scommessa riesca e bene». E ancora: «Il governo è nato per uno stato di necessità. La sfida è farlo diventare qualcosa di più ambizioso». E il commissario designato stronca Salvini. «Si sta per scatenare la piazza al grido che il nuovo governo è illegittimo. Non è vero affatto. È l’unione tra il primo e il secondo partito italiano, mentre quello di prima era tra il primo e il terzo partito». E ancora: «Sono soddisfatto perché è finito quel clima da campagna elettorale permanente di cui non se ne poteva più. E che ha fatto male alla credibilità italiana e anche ai suoi conti pubblici. È calato lo spread di 100 punti e questo è anche il segno che ora c’è un governo non palestra muscolare ma strumento al servizio dei cittadini». Arriva poi il momento Zinga. «Zingaretti ha avuto il merito di aver tenuto unito il Pd e io so quanto sia difficile». Lo sanno tutti in platea – dove ci sono altri due premiati pronti a salire sul palco, Veltroni e Padoan – e infatti scatta l’applauso. «Zingaretti ha fatto un buon lavoro ed è un bene che non sia entrato personalmente nel governo. Gli italiani non ne possono più di vedere i partiti di governo che si azzuffano». Non ne possono più neanche gli europei. E la vera scommessa è non deludere né loro né, soprattutto, noi. Ma i falchi del Baltico e del Nord sono in agguato per non dare all’Italia (e agli altri, Germania compresa) la flessibilità che serve. E servirà tutto l’anti-populismo, o l’Impopulismo, di Gentiloni per vincere questa euro-partita. Lui intanto si avvia insieme a Manuela detta Manù verso l’auto e dice: «Andiamo a mangiarci una cosetta e poi a ninna». Ed è il sonno dell’Europa quello che va evitato. Mario Ajello Antonio Pollio Salimbeni