Mario Draghi parla al Financial Times, in una delle sue ultime interviste da presidente della Bce e punta a una riforma fiscale dell’Eurozona che la renda capace di competere in un mondo sempre più globalizzato e di uscire dalla morsa di potenze come Cina e Usa. Draghi chiede agli Stati di investire di più per contrastare il rallentamento dell’economia e sottolinea che l’unione fiscale, cioè un coordinamento anche della fiscalità dei Paesi membri «è più urgente che mai». «Data la debolezza dei singoli Stati in un mondo sempre più competitivo per effetto delle potenze globali, è cruciale avere un’ unione più forte – spiega Draghi al quotidiano finanziario inglese –. In alcune aree, una maggiore integrazione fiscale favorirebbe questo risultato». Anche perché secondo il presidente uscente della Bce «per avere un’unione economica e monetaria più forte dovremmo avere un budget condiviso per l’Eurozona». Questo è l’auspicio del numero uno dell’Eurotower, anche se Draghi è consapevole della grande divisione politica che regna in Europa. «Chiaramente il dibattito politico per arrivare a questo risultato è ancora molto indietro – ammette – ma io sono ottimista». Dopo otto anni alla guida dell’istituto di Francoforte – con il mandato che scadrà a fine ottobre – secondo il Financial Times le parole di Draghi sono destinate a creare ancora più polemiche in Germania, dove da sempre c’è un approccio molto conservativo e contrario all’unione fiscale. Ma Draghi vede rosa: «La diversità di opinioni sulle politiche fiscale è ovunque, non solo in Europa». Tra i punti critici c’è ovviamente anche la politica di tassi bassi e quantitative easing della Bce. Il numero uno Bce, però, resta convinto che lo stimolo monetario ha avuto molti benefici, capaci di contrastare le conseguenze negative come creare inflazione nei prezzi degli asset e penalizzare i risparmiatori. Per questo oggi un maggiore supporto dei governi «sarebbe un grande aiuto», dice, anche perché «lo stimolo monetario straordinario rischia di dover durare a lungo senza un supporto dalla politica fiscale» dei singoli Paesi membri. E infatti il presidente Bce sottolinea che l’aumento della spesa pubblica da parte degli Stati è «più urgente di prima» per contrastare il rallentamento globale dell’economia. A iniziare dalla Germania, sempre contraria ad aumentare le spese, anche se la sua economia inizia a dare segnali di recessione. In generale però Draghi è ottimista anche alla luce della crisi greca che ha dimostrato «l’importanza delle riforme strutturali», dato che la Grecia ha ridotto il debito e risanato i conti. Per il presidente Bce ormai «le persone in Europa hanno capito i benefici che ha portato la moneta unica e la fiducia nell’Eurozona va crescendo ancora: gli oppositori dell’euro non avranno successo».