Per chi è abituato a lavorare con il latte è davvero difficile capire perché la sua Gorgonzola e altri formaggi italiani Dop debbano essere penalizzati in questa guerra commerciali che riguarda alluminio e aerei. Ma Fabio Leonardi, amministratore delegato di Igor Gorgonzola e responsabile internazionalizzazione per Assolatte, l’associazione degli industriali del settore, sa che adesso bisognerà andare in trincea perché le esportazioni saranno più difficile con tariffe aggiuntive del 40% sul prezzo finale dei formaggi italiani «un doppio danno perché abbiamo assecondato gli Usa nelle sanzioni contro la Russia, un mercato dove stavamo crescendo in modo incredibile». Nei primi sei mesi dell’anno l’export negli Usa è aumentato del 21%. In questi giorni c’è una corsa ad acquistare Made in Italy. E dopo che cosa accadrà? «Nel Wisconsin ci sono almeno 15 aziende che producono formaggi simili a quelli italiani riproducendo anche marchi che evocano il nostro paese e lo chiamano anche original cheese. L’introduzione dei dazi favorirà il prodotto interno fasullo». E come ci si difende a livello internazionale? «Attraverso gli accordi di libero scambio come quelli sottoscritti dall’Unione Europea con il Canada, cioè il Ceta, e poi quelli con il Giappone e il Mercosur, valido per alcuni deipaesi dell’America Latina». È sicuro? Secondo Coldiretti, che ha elaborato i dati Istat nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni in Canada sono calate del 19% e si sale al 31% per i formaggi. E’ così? «In un momento come questo la valenza dell’accordo con il Canada è ancora più attuale. Perché abbiamo ottenuto la protezione di 41 eccellenze del made in Italy, tra formaggi salumi, vino e aceto balsamico sulle 143 riconosciute all’Europa. Abbiano negoziato bene e sappiamo che nessuno potrà utilizzare l’italian sounding. Adesso a quella lista si allungherà con il via libera alla protezione del prosciutto di Carpegna». Ma i numeri dell’export sono negativi, perché? «Dopo il primo anno di applicazionedelCetai formaggiitaliani hanno avuto un incremento del 30% passando da 5000 a 6500 tonnellate. Quest’anno la Francia ha anticipato la promozione dei suoi prodotti che ha portato ad un incremento del 45%. L’Italia inizia orala promozione ma già a luglio ha iniziato a recuperare in parte le quote di mercato. Siamo convinti nei prossimi mesidirecuperareinostrispazi. In Giappone che è un mercato maturo l’export è cresciuto del 21% bloccando l’italian sounding».