Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, per la prima volta partecipa al forum Coldiretti di Cernobbio. Non lo fa da ospite, ma come uno dei protagonisti di un progetto che condivide con compagni di strada fino a poco tempo fa molto lontani. Coldiretti, appunto, ambientalisti come Ermete Realacci, oppure padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del sacro convento di Assisi. «Pur nelle differenze, che restano, condividiamo una direzione unica: in presenza di politiche serie e lungimiranti è possibile azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050. Questa sfida può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità. E può vedere un’Italia in prima fila». Bella sfida, ma come si realizza in concreto? «È finita l’epoca dell’autosufficienza. Vale per noi, imprese, attori sociali e governi, vale in chiaveitaliana edeuropea.Occorre superare la politica dei saldi di bilancio per definire unapoliticadeifini.Occorreridurre i divari in Italia ed Europa tra persone, territori e imprese». Per farlo servono soldi, ma in Italia, e anche in Europa, le risorse disponibili vengono utilizzate per altri fini. «Occorrono realismo e pragmatismo.Serve unariforma fiscalecheagevoliifattoridiproduzione a partire dalle imprese e dal lavoro. Siamo uno dei pochi Paesi che ha la patrimoniale sui fattori di produzione, ma non vogliamo andare oltre perché siamo responsabili e con questo debito pubblico non ci mettiamo a fare, per adesso, questioni categoriali». Ma il governo in che direzione sta andando? «Non ci sono grandi aspettative,c’èilnodorisorse.Giàvabene il fatto di non incrementare l’Iva. Bene l’intervento sul cuneo fiscale. È un primo passo e va inserito in un percorso di medio termine. Noi abbiamo indicato anche detassazione e decontribuzione dei premi di produzione di secondo livello. Aiuterebbe lo scambio salario produttività». Dove si trovano i soldi per la crescita? «Oggi è importante che il governo non prenda provvedimenti per rendere la vita difficilealleimpresedalpuntodivista di burocrazia e tasse. In questo periodo tutti ci siamo concentratisuundibattitocorrettosuicontenutidellamanovra, ma noi crediamo che si debba andare oltre per dare una scossa vera. È possibile realizzare una politica anti-ciclica attivando i 70 miliardi già stanziati per infrastrutture, che non farebbero aumentareildeficitmafarebberopartireicantieri el’occupazione». La nomina dei commissari da parte del governo non basta ad accelerare il percorso? «Serve un chiaro quadro temporale e delle responsabilità. I commissari possono essere una soluzione per far partire subito le gare, ma serve anche un quadro di regole chiare, semplicienonpunitiveperevitareglieccessieiblocchi.IlmodellodiExpopuòesserelastrada perché indicava un fine da raggiungere in un determinato tempo e metteva a disposizione le risorse. Una volta imboccata questa strada, si potrebbero trovare altre risorse, 100miliardi, dall’Ue». E con quali coperture? «Dalla costruzione di una stagione di investimenti rilevanti ininfrastrutturetransnazionali in chiave europea. Una stagione da mille miliardi, di cui 100 in dotazione all’Italia, eventualmente finanziabili con eurobond. Anche la Bce di Draghicisegnalachelesolepolitiche monetarie anticicliche non bastano: occorrono anche politicheanticiclicheeconomiche sia in chiave nazionale che europea. Questa sarebbe una misura choc che serve come risposta alla recessione, per altro già evidente in Germania, che i dazi Usa potrebbero accentuare». Come si conciliano i cantieri con la svolta green? «Investire nelle dotazioni infrastrutturali non è antitetico agliinvestimentigreen.Alcontrario. Ad esempio le gare che sta facendo Anas per la costruzione di nuove strade hanno già introdotto dei parametri chevalutanoglieffettiintermini economia circolare e sostenibilità.Neicapitolatisi possono inserire dei requisiti che possono fare diventare green gliinvestimentiinfrastrutturali rendendoli sostenibili in termini di effetti ambientali, economicie sociali».