Quanto durerà il limbo. Per diventare cosa. Mentre scolora l’imprinting berlusconiano. Mentre una faglia profonda si apre lungo l’asse nord-sud. Mentre Salvini tende a schiacciarli, Renzi a corteggiarli, e Toti ogni giorno a picconarli. Mentre le donne del comando azzurro si contendono lo scettro in una sorta di nemesi politica del vecchio, superato gineceo. «Ecco, chi è oggi il nostro frontman?», per dirla con il dubbio di Roberto Occhiuto, uno dei deputati che fa il tifo per Mara Carfagna. Forza Italia è allo specchio, con le onde sismiche che cominciano a farsi più evidenti, alla vigilia degli 83 anni di Silvio Berlusconi, che cadono domani. Eppure, a dar retta alle apparenze, non è la conta delle primavere, non la temuta liquefazione di Fi, né l’avanzata del Capitano leghista ad assorbire i pensieri del fondatore. E neanche i nuovi fantasmi delle frequentazioni mafiose dell’amico Marcello Dell’Utri. Dicono che ad occupare il cuore dell’ex premier, siano quei ragazzi che corrono sui campi di serie C per il neo gioiellino di famiglia, il Monza. Tra i regali non banali, ce n’è solo uno che lo farebbe davvero felice (dopo l’immortalità, s’intende). «Sogno l’amichevole Monza-Milan, ma per chiudere tre a zero», rideva l’ex leader poche sere fa, a cena. Più della sfida al governo giallo-rosso, il cimento biancorosso. Le liti interne Gli toccheranno tanti auguri di facciata. Lui lo sa e osserva i dettagli. «Ero abituato ad alleati che avevano comunque il buon gusto di richiamarti, se li cercavi, ora non hanno neanche questo stile», confidava l’altro giorno, di ritorno da Strasburgo. Il crepuscolo del leader nell’immagine spietata di un mancato recall. L’autunno che lo vede ai margini dell’imprevedibile quarta Repubblica recapita i segni di un’implosione appena sventata tra i suoi. Ma per quanto? E verso quale successione? È stata una settimana emblematica: prima la guerra orizzontale tra le aspiranti e i delfini, con la capogruppo alla Camera Maria Stella Gelmini costretta a riportare ordine col documento sulla centralità dell’“opposizione alle sinistre”, e rivendicare che la politica anche contro i sovranismi si fa in Parlamento e non alle cene (con Carfagna), per allontanare lo spettro di Renzi tentatore. Poi, la spaccatura geograficamente verticale: con la disobbedienza dei consiglieri regionali di Fi, che al nord votano tutti a favore della richiesta dei referendum contro il proporzionale, come dettava il leader del Carroccio e contro la richiesta del loro presidente. «Ma li hanno ricattati: la Lega minacciava di far cadere le giunte». Nelle stesse ore, la grana che esplode in Calabria: il partito locale difende la scelta del candidato governatore di Fi, Mario Occhiuto, inviso a Salvini che comincia a porre veti, Roma che media, Cosenza che fa muro. Senza contare il fuoco attizzato da Francesca Pascale, la lady di Villa Maria, “coach” domestico delle istanze antileghiste. L’ultimo whatsapp memorabile l’ha lanciato mentre l’ex ministro dell’Interno lasciava il Viminale: «Certe soddisfazioni appartengono solo a chi non molla mai. Come si scrive bacioni in russo?». Il pressing di Salvini e Renzi Ma il dopo-Salvini – visto da Arcore – si chiama sempre Salvini. O sul versante opposto, la sponda renziana attraverso il fitto dialogo tra i due vicepresidenti di Montecitorio Carfagna e Rosato. «Chi è il nostro frontman? È Berlusconi, io non ho dubbi», ribadisce Maria Stella Gelmini. «Poi, certo c’è bisogno di una squadra. Ma noi abbiamo il dovere di non dividerci come coalizione. Ecco perché ho portato quel documento alla Camera votato all’unanimità e anche per stemperare gli umori dopo la cena della Carfagna, che era stata tutta equivocata». L’ex ministra alle Pari Opportunità usa toni più concilianti: «Sono stata la prima a lanciare l’allarme sulla situazione del partito ma non condivido il catastrofismo sul nostro futuro, ne abbiamo superate di peggiori – spiega Carfagna – Certo, per la prima volta in 25 anni dobbiamo gestire da posizioni di minoranza il rapporto con gli alleati; il vecchio bipolarismo destra-sinistra è scardinato, si profila la concorrenza del nuovo partito centrista con Renzi determinato. C’è chi si è rifugiato nella negazione, “tanto non cambia niente”, ma adesso la gran parte del partito ha capito i problemi e si sta attivando». Come se ne esce? «Tenendo i nervi saldi – continua l’ex ministra – Meno Palazzo, più idee. Meno competizione interna, più intraprendenza all’esterno». E Occhiuto analizza: «Quand’ero ragazzo, un parlamentare della Dc mi disse saggiamente: ricorda che non ti voteranno mai per quello che hai fatto, ma sempre per quello che pensano tu possa fare. Ecco, gli italiani oggi non sono convinti che Fi possa avere un ruolo in futuro». Dopodiché, aggiunge, «Berlusconi è un generoso, ci aveva anche pensato alla successione: con Toti, con Alfano, con Parisi. È stato poco fortunato, sì. E non è stato aiutato a scegliere. Adesso, Salvini fa il suo mestiere, siamo noi che non facciamo più Forza Italia». Nessun timore di conflitti di interesse: il fratello Mario già scalda i motori per correre alla Regione, ma Salvini in Calabria lo ha stoppato. «La Lega ci ha chiesto il permesso per scegliere i candidati di Emilia o Umbria? Non mi pare. Tutto questo conferma che la governance del partito andrebbe aggiornata: alle capacità straordinarie di Berlusconi, non riusciamo ad aggiungere altro». Calmi, chiede Jole Santelli, deputata e coordinatrice Fi in Calabria. «Le cose si risolveranno. Mica mi aspetto che Salvini faccia campagna per noi». Incognita centrodestra Spaccature che non basterà l’attivismo delle due capigruppo a contenere. «La coalizione non è in discussione – stoppa Gelmini – vedo la necessità di battaglie parlamentari comuni con la Lega: manovra, difesa dei risparmi. Dalla prossima settimana lavoriamo insieme al tavolo coi capigruppo della Lega che hanno risposto al mio appello. Risposta indispensabile, di fronte a questa maggioranza delle sinistre che ora è progetto politico per le regionali. E a Renzi dico: è improbabile che gli elettori di Fi gli diano fiducia, lui non è neutro, è un volto ingannevole della sinistra». Quanto al futuro di Berlusconi, la capogruppo non ha dubbi: «Un sincero buon compleanno perché resta grande leader e punto di riferimento. Il regalo che dobbiamo fargli è la coesione della classe dirigente, una Forza Italia che torni in salute». E la Carfagna lieve (o politicamente perfida): «Nessun augurio politico. Ci sono 364 giorni l’anno per parlarne con lui. Almeno il giorno delle candeline lasciamogli godere il suo relax: auguri presidente».