La recessione globale verrà evitata, e nel breve periodo anche l’Italia vedrà un «modesto miglioramento» della sua economia. Nel lungo termine, però, le prospettive per il nostro paese restano preoccupanti, per i problemi strutturali irrisolti e la crisi demografica, che incide sulla produttività. Sono le previsioni fatte dal “think tank” americano Conference Board, alla vigilia dei vertici dell’Fmi e della Banca Mondiale. Sul piano globale, la crescita non dovrebbe scendere sotto il 2% per due motivi: il mercato del lavoro forte e la fiducia dei consumatori. I rischi vengono dalla geopolitica, cioè le dispute commerciali, la Brexit, l’instabilità in Medio Oriente. Usa e Cina però non hanno interesse all’escalation sui dazi e ciò dovrebbe aiutare la tenuta dell’economia internazionale, restituendo un po’ di fiducia agli imprenditori. Secondo Ilaria Maselli, economista del Conference Board specializzata sull’Europa, nel breve periodo l’Italia dovrebbe vivere «un modesto miglioramento, grazie alla domanda interna e al contenimento delle dispute commerciali. Il nuovo governo è nato con l’impegno di non aumentare l’Iva, e ciò aiuta la fiducia dei consumatori. La mancata escalation dei dazi avrebbe un effetto importante, perché le esportazioni sono la chiave dell’economia italiana». Per assecondare questo migliorante, il governo deve puntare su due cose: «Sostenere la domanda interna e rassicurare i mercati finanziari. Il nuovo esecutivo si è impegnato ad essere fedele all’euro e alla Ue, e ciò crea più risorse da spendere negli investimenti». Il vero problema dell’Italia, però, è strutturale e di lungo termine. Il Conference Board prevede che nel 2020 la nostra crescita sarà dello 0,5% e si attesterà sulla media dello 0,4% tra il 2020 e il 2029. La riduzione della popolazione in età di lavoro continuerà, e ciò costerà una diminuzione annuale del Pil fra lo 0,3 e lo 0,4%. In media in Europa l’aumento della produttività compensa l’effetto demografico, ma non in Italia. I problemi strutturali da affrontare sono la bassa produttività, la taglia piccola delle imprese e la qualità delle istituzioni inferiore alla media dei paesi avanzati.