C’è almeno un secondo «whistleblower» che accusa il presidente Trump sul caso Ucraina. Lo hanno confermato ieri i suoi avvocati, rivelando che ora rappresentano «multiple talpe», e quindi lasciando aperta la possibilità che i loro assistiti siano più di due. Questo è uno sviluppo pericoloso per il capo della Casa Bianca, per diversi motivi: primo, il nuovo «whistleblower» ha una conoscenza diretta dei fatti, e perciò è più credibile; secondo, proprio per questa ragione potrebbe aggiungere altri dettagli imbarazzanti all’inchiesta sull’impeachment. Il procedimento era stato avviato dopo che il 12 agosto scorso la prima talpa aveva denunciato al Congresso la telefonata del 25 luglio, in cui Trump aveva chiesto al collega di Kiev Zelensky il «favore» di riaprire l’indagine sulla compagnia energetica Burisma, per la quale aveva lavorato il figlio di Joe Biden, Hunter. Secondo il «whistleblower» il presidente aveva violato la legge, perché aveva condizionato gli aiuti militari americani all’Ucraina e una possibile visita alla Casa Bianca al rilancio di un’inchiesta che aveva lo scopo di colpire il suo principale avversario democratico nelle elezioni del 2020. Trump ha risposto che la talpa aveva solo informazioni di seconda mano, e quindi non sapeva cosa diceva, e la sua sollecitazione a riaprire l’indagine su Burisma aveva solo lo scopo di combattere la corruzione, non quello di colpire un rivale politico. Ieri Mark Zaid, avvocato del primo autore della denuncia, ha rivelato alla televisione «Abc» che il suo studio adesso ne difende anche un secondo. Il titolare dello studio, Andrew Bakaj, ha aggiunto via Twitter: «Posso confermare che la mia squadra rappresenta multipli whistleblower». La novità è importante perché secondo Zaid la nuova talpa fa sempre parte della comunità dell’intelligence, ma ha una conoscenza diretta dei fatti, al punto che l’Inspector General l’aveva interrogata proprio per verificare i dettagli della denuncia originaria. Il secondo whistleblower non ha presentato una denuncia aggiuntiva, perché non era necessario, ma ha chiesto la protezione legale per collaborare anonimamente all’inchiesta. La replica di Biden Il punto che ha una conoscenza diretta dei fatti, e quindi forse ha assistito alla chiamata, taglia le gambe alla difesa di Trump secondo cui i suoi accusatori non sanno di cosa parlano. Inoltre se era presente potrebbe aggiungere nuovi dettagli non contenuti nella trascrizione della telefonata pubblicata dalla Casa Bianca, capaci di confermare la motivazione del presidente ad offrire un «do ut des» a Zelensky per colpire Biden. Ieri il candidato democratico ha risposto alla tempesta mediatica, che gli sta facendo perdere terreno nei sondaggi e nei finanziamenti elettorali, pubblicando un editoriale sul Washington Post in cui accusa Trump di aver abusato i suoi poteri: «Non ti consentirò di distruggere me e la mia famiglia». Al momento però solo tre senatori repubblicani, Romney, Sasse e Collins, hanno criticato il presidente, confermando che sarà molto difficile arrivare alla maggioranza qualificata di due terzi necessaria a far approvare l’impeachment.