Via i criteri più severi per accedere alla mini flat tax sulle partite Iva e un probabile innalzamento del limite per gli acquisti in contante al momento fissato, in riduzione, dagli attuali 3.000 euro a 2.000 euro per il biennio 2020-2021. Ma a patto che ci siano le coperture, soprattutto per le misure sulle partite Iva. Sono questi dettagli sui quali si sta lavorando a Roma al Tesoro, senza tuttavia uscire dal perimetro fissato della manovra. Ed infatti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nella consueta conferenza stampa finale al termine del vertice del Fondo monetario internazionale a Washington, ribadisce che la manovra approvata «non cambia» e che il «perimetro resta lo stesso» di quanto deciso nella notte tra martedì e mercoledì. «I fondamentali della manovra sono quelli», ribadisce in sintonia anche con quanto dice il premier Conte da Roma. Insomma il «salvo intese» con il quale si è concluso a inizio settimana il Consiglio dei ministri non vuol dire che si può riaprire tutto; anche perché il tutto, cioè la manovra con la sintesi dell’articolato, è stato già inviato a Bruxelles che già, qui da Washington borbotta attraverso i suoi commissari uscenti Moscovici e soprattutto Dombrovskis, attivi nella hall dell’Fmi. Al massimo come di consueto, sono i «dettagli» che possono essere oggetto di «dialogo». Altro non si può fare e, quello che si poteva, sembra dire il ministro è stato fatto. Gualtieri, così nel suo esordio all’Fmi, fa quadrato sulle scelte delle legge di Bilancio: «Abbiamo evitato 26 miliardi di tasse ai cittadini». E ricorda il blocco dell’aumento dell’Iva per cui «non ci saranno 23 miliardi di tasse sul consumo», la «riduzione significativa» da 3 miliardi sul cuneo fiscale, ossia la differenza tra quanto versano i datori di lavoro e quanto incassano i loro dipendenti, e i 600 milioni per la famiglia che «avvieranno il percorso verso l’assegno unico». L’occhio tuttavia non è rivolto solo a Roma ma anche alla comunità finanziaria internazionale. «L’Italia non figura più tra i rischi internazionali», dice il ministro, ma certo non si può trascurare la richiesta di politiche «credibili» sul debito che viene dal Fondo all’Italia. Gualtieri replica ancora che il nostro debito «deve scendere» e infatti è stato posto dalla manovra in «traiettoria discendente», ma la riduzione deve essere «realistica» ed evitare un «effetto prociclico sull’economia», cioè non deve peggiorare la situazione, che peraltro è già assai difficile. Anche perché all’orizzonte dell’economia internazionale si addensa più di una nube. Sono quelle dei sei allarmi lanciati dall’Fmi, tra i quali l’indebitamento delle aziende, le “banche ombra”, la bolla del dollaro, l’indebitamento dei Paesi emergenti. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, presente alla consueta conferenza stampa accanto al ministro, riconosce che bisogna fare «attenzione» e che ci sono «rischi», per questo bisogna intensificare la vigilanza finanziaria internazionale. «All’Fmi c’è preoccupazione per un andamento dell’economia globale meno favorevole di quanto non si prevedesse anche solo sei mesi fa», riferisce il governatore. «Il rischio non è imminente», osserva il ministro Gualtieri di rimando e annota che il tema che ci si è posti all’Fmi è quello di tassi d’interesse in riduzione e dei problemi conseguenti: «La necessità di una politica di bilancio, sul quale si sono espressi G7, G20 e Fmi, può essere lo strumento per far risalire i tassi». Al centro del dibattito e dei comunicati finali anche le “monete private”, come Libra, promossa da Facebook: il no dei Grandi dell’economia è deciso e l’Italia, con Gualtieri e Visco, ha fatto pressioni perché venisse esplicitato nei comunicati finali.