La persona che denuncia le malefatte della politica è un whistleblower (letteralmente quello che soffia nel fischiett0). Così sono chiamate sulla stampa angloamericana le due persone (di cui una è un probabile agente della Cia) che hanno divulgato la conversazione telefonica del presidente americano con il presidente ucraino. Durante la telefonata Trump chiede a Zelensky di promuovere indagini sui rapporti d’affari in Ucraina del figlio di una persona (Joe Biden) che sarà probabilmente il suo avversario nelle prossime elezioni presidenziali. Ma a Trump la parola whistleblower non piace. Per descrivere quelli che hanno diffuso la trascrizione della sua telefonata preferisce «spia» o addirittura «traditore», vale a dire una persona che dovrebbe essere processata e condannata. Quando, in un’altra circostanza, ha dovuto specificare che cosa intendesse per tradimento, ha evocato il caso di Julius e Ethel Rosenberg. Non poteva fare un esempio peggiore. I coniugi Rosenberg erano due comunisti americani, nati rispettivamente nel 1918 e nel 1915. Si erano conosciuti quando militavano entrambi in una associazione comunista e avevano approfittato di un parente impiegato a Los Alamos (il fratello di Ethel) per consegnare documenti sulla costruzione della bomba atomica a un agente sovietico. Arrestati e processati furono condannati a morte e «giustiziati» sulla sedia elettrica il 19 giugno 1953. La sentenza sembrò eccessiva a una grande parte della opinione pubblica mondiale e provocò, insieme a un intervento papale, richieste di grazia firmate da numerosi intellettuali europei. Ma erano gli anni in cui un senatore americano, Joseph McCarthy, ferocemente anticomunista, era divenuto straordinariamente popolare. Studiavo allora negli Stati Uniti e ricordo che l’isteria antisovietica aveva contagiato anche persone di buon senso. Il caso vuole che il ricordo dei Rosenberg in un mondo che li aveva ormai dimenticati coincida con la proiezione di un film inglese diretto da Trevor Nunn («Red Joan», Giovanna la Rossa) in cui si racconta la storia di una scienziata britannica che, dopo molte esitazioni, decide di trasmettere ai sovietici informazioni importanti sulle ricerche nucleari dell’istituto in cui lavora. Quando l’intelligence del Regno Unito riesce finalmente a scoprire la sua doppia vita e un inquirente le chiede perché sia divenuta una spia, Joan risponde semplicemente: «Hiroshima». Non a torto. La bomba atomica fu usata contro un Paese ormai sconfitto. Ma non è mai stata usata negli anni in cui ciascuno dei due potenziali nemici sapeva che se avesse sparato un primo colpo, l’altro avrebbe risposto con un colpo altrettanto devastante. Forse dovremmo riconoscere che il tradimento dei Rosenberg fu un contributo alla pace nel mondo.