Non c’è dubbio, la Brexit sta mandando tutti al manicomio. Noi britannici dobbiamo ai nostri amici europei le scuse più sincere, una bottiglia di whisky e dei biglietti omaggio per l’Amleto della Royal Shakespeare Company. Perché la Gran Bretagna oggi è proprio Amleto, in preda al dubbio se la Brexit debba essere o non essere. Comprendo quindi perfettamente il motivo per cui gli europei come il presidente francese Emmanuel Macron non vedono l’ora di liberarsi di noi per portare avanti un’agenda ambiziosa per l’intera Ue. Eppure vale ancora la pena che l’Europa faccia uno sforzo ulteriore, nel proprio interesse illuminato e a lungo termine. In concreto, se il parlamento britannico non approverà questa settimana il nuovo accordo, l’Ue farebbe bene a offrire l’estensione dell’articolo 50, come richiesto formalmente nella lettera che Johnson ha inviato (senza però firmarla, con mossa infantile) al presidente del Consiglio Europeo, Tusk. Propongo quattro motivazioni, tutte nell’ottica dell’Ue e dell’Europa in generale. Innanzitutto il no deal danneggerebbe enormemente l’Irlanda e altre parti d’Europa geograficamente prossime al Regno Unito. L’emendamento avanzato dal conservatore indipendente Oliver Letwin e approvato dal parlamento sabato è mirato soprattutto a impedire il no deal. Lo stesso Letwin ha dichiarato che voterà a favore dell’accordo di Johnson se sarà messo al vaglio del parlamento in forma giuridica corretta. In secondo luogo c’è la questione della responsabilità. È trapelato che i brexiteer duri e puri vicini a Johnson si preparavano a scaricare su Bruxelles per “folle” intransigenza la colpa del mancato accordo. Nel caso in cui Macron dovesse stringere un’alleanza scellerata con Johnson per buttar fuori la Gran Bretagna il 31 ottobre, la mia fazione nella diatriba sulla Brexit che indentifico con la sigla 3R (referendum, remain, riforme) sarebbe costretta ad attribuire parte della colpa ai partner europei. Per il momento però la Ue ha assunto la posizione perfetta, mostrando fermezza sufficiente a difendere gli interessi dell’Irlanda e il mercato unico, ma anche flessibilità sufficiente a rendere inverosimile un trattato punitivo, stile Versailles. È importante che mantenga questo atteggiamento conciliante. In terzo luogo, sarebbe meglio per il futuro a lungo termine dell’Europa se la Gran Bretagna restasse nell’Ue. La Brexit non promette niente di buono, ma il male minore per la Gran Bretagna è votare per restare nell’Ue in un nuovo referendum. E la strada migliore è che il parlamento approvi l’accordo di Johnson col vincolo di un referendum confermativo. Essere o non essere. Dato che questo governo è dominato da brexiteer duri e puri e il nuovo accordo in realtà prevede una hard Brexit per Inghilterra, Galles e Scozia, e una più soft limitata all’Irlanda del Nord, nessun leaver potrebbe lamentarsi di essere costretto a scegliere tra una Brexit moscia (in gergo Brino, un’uscita solo nominale) e la permanenza nell’Ue. Centinaia di migliaia di manifestanti si sono radunati sabato davanti al parlamento a sostegno del referendum. Ma più degli attivisti in piazza contano i sondaggi, secondo cui ora la maggioranza è favorevole a restare nell’Ue. Sarebbe proprio assurdo che il Regno Unito uscisse dall’Unione nel rispetto della “volontà popolare”, proprio nel momento in cui il popolo ha cambiato idea. E so che molti amici dell’Europa continentale un tempo favorevoli a un secondo referendum oggi pensano che l’Ue starebbe meglio senza di noi. Non starò qui a ripetere tutte le motivazioni per cui nel lungo periodo l’Ue trarrebbe dei vantaggi dalla permanenza della Gran Bretagna. Se la Gran Bretagna esce ora ci vorranno altri cinque anni per definire il nuovo rapporto economico con l’Ue e capire se la Scozia lascerà il Regno Unito, e altri cinque per la concreta attuazione. A quel punto l’Ue e ciò che resta del Regno Unito si saranno senza dubbio allontanati. La Gran Bretagna starà economicamente peggio di come avrebbe potuto stare, ma forse non sarà messa male al punto che gli elettori, gli inglesi testardi in particolare, scelgano di rientrare, per così dire, con la coda tra le gambe. Se la Brexit si rivelerà negativa per Londra è certo che i rapporti oltremanica saranno del tutto insoddisfacenti e tesi, influenzando negativamente la cooperazione sui temi di politica estera e sicurezza. Se invece, contro ogni probabilità, la Brexit avrà effetti positivi sulla Britannia, i populisti nazionalisti come il premier ungherese Orbán, l’italiano Salvini e la francese le Pen chiederanno, per dirla con le immortali parole del film Harry ti presento Sally, «quello che ha preso la signorina». In entrambi i casi è un male per l’Ue. Anche se non accettate questa parte della mia analisi, ho in mano una quarta argomentazione. Attualmente l’Europa rappresenta l’ultima speranza di un Occidente fondato su dei valori, inteso come un insieme di paesi paladini della democrazia e dello stato di diritto. A fronte della distruzione della democrazia liberale in atto in paesi membri dell’Ue come l’Ungheria, si tratta di uno dei compiti più importanti per il prossimo capitolo della storia dell’Unione, con la nomina dei nuovi vertici di tutte le istituzioni europee, il Parlamento europeo appena eletto e il bilancio settennale da approvare. Tra i leader europei accalcati attorno a Boris Johnson per congratularsi dopo l’approvazione del suo accordo da parte del Consiglio europeo la settimana scorsa spiccava il primo ministro ungherese — Orbán e Johnson sono della stessa razza. La mossa da scolaretto di Johnson di inviare una fotocopia non firmata della richiesta ufficiale di rinvio, assieme a un’altra firmata che invita la Ue a respingere quella stessa istanza, dimostra il suo disprezzo di una legge approvata dal parlamento sovrano britannico. Anche se i suoi avvocati probabilmente garantiscono che la sua condotta non viola la lettera della norma, senza dubbio ne viola lo spirito. Per fortuna il sistema di controllo ed equilibrio dei poteri della democrazia liberale britannica funziona bene. Se questa vicenda si concluderà con un referendum confermativo, come personalmente mi auguro, o con nuove elezioni, che accetterei facendo buon viso a cattivo gioco, si tratterà di un processo legittimo e democratico. E l’Europa dovrebbe sempre sostenere i processi legittimi e democratici, anche se richiedono tempi un po’ più lunghi.