Il Parlamento europeo boccia Sylvie Goulard, la commissaria designata da Emmanuel Macron per rappresentare la Francia nel team di Ursula von der Leyen. Un vero schiaffo al presidente francese e alle sue ambizioni di leader guida in Europa così come alla tedesca che dovrebbe succedere a Jean-Claude Juncker il primo novembre. Traguardo che ora sembra allontanarsi, con l’insediamento della nuova Commissione che probabilmente slitterà di un mese lasciando in carica Juncker per gli affari correnti. Formalmente Goulard è caduta su uno scandalo legato al pagamento di un assistente quando era europarlamentare e una consulenza da 10mila euro al mese per il think tank Berggruen sempre quando era a Strasburgo. Non sono bastate le rassicurazioni e la vasta competenza sui dossier a salvare la francese, finita dentro a una partita politica più ampia sottovalutata dall’Eliseo. Non è stata in grado di gestirla anche per le accuse di arroganza rivoltegli da diversi gruppi parlamentari. Già rimandata dopo la prima audizione, ieri Goulard è affondata alla seconda al termine della quale è stata sostenuta solo dai liberali di Renew Europe, il suo gruppo che fa capo a Macron, e da parte dei socialisti. Contrari tutti gli altri: Ppe, Verdi, Gue, Conservatori e sovranisti. I popolari si sarebbero vendicati per il comportamento di Macron, che a giugno ha affondato la corsa del loro capogruppo, Manfred Weber, alla presidenza della Commissione alla quale sarebbe legittimamente giunto in quanto portabandiera del partito con più voti alle europee. Ma c’è anche una ritorsione nei confronti di Renew Europe per aver contribuito a bocciare nei giorni scorsi il commissario ungherese (popolare) e quella romena (socialista). Infine uno scontro di potere, con i tedeschi che in modo bipartisan non volevano consegnare alla francese un potere enorme in Commissione dopo avere già incassato Christine Lagarde alla Bce. Goulard avrebbe avuto un maxi portafoglio con Mercato interno, Industria, Difesa, Spazio e Digitale. «La bocciatura di Goulard è un gioco politico», ha commentato a caldo l’Eliseo. «È stata una bassezza, mi devono spiegare», ha aggiunto un gelido Macron. Pesanti le conseguenze della bocciatura, che potrebbero intossicare a lungo il clima in Europa e indebolire non solo Macron, ma anche von der Leyen. Che ora rischia di non fare in tempo a presentarsi per l’ultimo voto di fiducia di Strasburgo il 23 ottobre ed entrare in carica il primo novembre. Francia, Ungheria e Romania (da oggi senza governo) devono nominare i nuovi commissari che poi dovranno passare l’iter delle audizioni in una decina di giorni appena. «Dobbiamo accelerare – il messaggio di von der Leyen – ma tutti avranno bisogno di tempo per preparare le prossime tappe». Frase che apre al rinvio. La tedesca proverà a correre, ma salvo miracoli nei prossimi giorni dovrà capitolare e rimandare tutto di un mese con la fiducia a Strasburgo il 27 novembre e l’insediamento il primo dicembre. Tra l’altro per evitare nuovi guai potrebbe essere anche costretta a ridurre il portafoglio del prossimo candidato francese (si parla di Barnier, Le Maire o Canfin).