L ’indagine della procura di Firenze va ancora una volta a sottolineare un tema fondamentale per la vita democratica: la trasparenza del finanziamento della politica. Al di fuori degli eventuali illeciti penali, che saranno oggetto del vaglio della magistratura, c’è un problema di fondo: l’impossibilità di conoscere chi contribuisce economicamente ai partiti. Finora le contabilità sono state a dir poco opache, con fiumi di milioni distribuiti a leader e correnti attraverso una selva di fondazioni, associazioni e simil-onlus prive di qualunque regola. A volte, come spesso ha denunciato Raffaele Cantone, avevano lo statuto di una bocciofila di paese. La fondazione “renziana” Open , ad esempio, era una delle pochissime a mettere online un dettagliato bilancio. Allo stesso tempo però ha mantenuto l’anonimato su circa il 40 per cento dei finanziatori. E non si tratta di somme irrilevanti: in sei anni ha ricevuto 6 milioni e 700 mila euro. Ma i sovvenzionatori che negano il consenso alla pubblicazione rimarranno per sempre segreti. E non è neppure possibile conoscere la destinazione dei fondi rimasti in cassa al momento della chiusura, almeno un milione e 300 mila euro, che il presidente Alberto Bianchi ha indicato come destinati a ripianare i debiti. Con la legge Spazzacorrotti il Far West sembrava destinato a finire. Per la prima volta sono state introdotte misure rigorose, con l’obbligo di denunciare sulle pagine internet entrate e spese superiori ai 500 euro. Queste regole sono rimaste essenzialmente teoriche, perché i siti dei partiti non risultano aggiornati. Anche lo Spazzacorrotti però rischia di rimanere un’arma spuntata, perché non è stato dotato di un organismo di controllo all’altezza. Se ne deve occupare la “Commissione di garanzia per la trasparenza”, dipendente dal Parlamento: è composta da 5 giudici part-time, 7 impiegati prestati da altre amministrazioni e 2 segretarie. Non hanno banche dati nè strumenti di indagine: armati di buona volontà, devono certificare i bilanci di centinaia di soggetti politici. Da oltre un anno il presidente della Commissione Luciano Calamaro ha chiesto rinforzi: venti persone stabili e qualificate, per tentare di far fronte alla missione. Arriveranno mai?