«Abbiamo un governo profondamente rinnovato rispetto alle compagini precedenti, con un’età media giovane, ma non improvvisato». All’indomani del giuramento, il vicesegretario del Pd Andrea Orlando si sente con Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia che gli è succeduto in via Arenula: la settimana prossima si vedranno per qualche considerazione a quattr’occhi. Ora commenta con soddisfazione la squadra che lui, protagonista delle trattative, ha contribuito a far nascere. Lei però ha deciso di restarne fuori, perché? «Nonsonounteoricodelrinnovamento a prescindere, ma adesso era importante aprire una pagina nuova. Sarebbe statosbagliatouncollagedigoverniprecedenti». Lei invece resta al partito. «Non possiamo affidare tutte le speranze di riuscita solo al governo, come in passato. Il ruolodelpartito èdeterminante: abbiamo bisogno di trasmetterequestaesperienzaanche a livello locale ricostruendoun’organizzazione». Dopo anni di insulti non è una scelta facile da spiegare. «Io non ho mai partecipato alla battaglia degli insulti pur avendone ricevuti molti. Ho sempre pensato che nel M5S ci sianospinteinternecompatibili con il Pd e altre di segno opposto: bisogna fare prevalere leprime.Lapartita èaperta». Il governo ha impugnato una legge sull’immigrazione: primo segnale di discontinuità? «Dovremo dare dei segnali su questotema,mettendoinchiaro che non rinunciamo al controllo dei flussi né ignoriamo che l’integrazione, se non funziona, può portare a problemi di convivenza. Una prima discontinuità è già data dal fatto che non c’è più un ministro dell’Interno che usa i migranti comeunospot quotidiano». Rimetterete mano ai decreti sicurezza? «Il punto di partenza imprescindibile è accogliere i rilievi del capo dello Stato. Poi bisogna fare una valutazione complessiva, che vada oltre “porti aperti-porti chiusi” e passi dal rapporto con l’Europa e le modalitàdiintegrazione». Pensate di poterlo fare con chi ha votato i dl sicurezza? «Abbiamo fatto il governo proprio perché non volevamo che queltipodipoliticacontinuasse. Vedo tutte le difficoltà, ma meglio una strada impervia di una semplicecheavrebbeportatoalla vittoria di un centrodestra su posizioni pericolose. In politica non si sceglie in astratto, ma tra lealternativedisponibili». Quindi ha ragione Salvini: avete fatto un governo per paura di lui. «Lapreoccupazioneperladeriva autoritaria del Paese è importante, ma non sarebbe statasufficiente.Il puntoè cheabbiamo individuato possibili convergenze,dallalottaalledisuguaglianze al riavvicinamento dell’Italia all’Europa alla centralità dell’ambiente. La settimana prossima chiederò di calendarizzare una legge sulconsumo delsuolo». E sulla giustizia? Bonafede ha scritto una riforma che ha creato tensioni con la Lega, se la proponesse a voi, l’accettereste? «Non si può pensare che un nuovo governo prenda per buono un testo che è stato costruito da due forze politiche chenoncicoinvolserominimamente, e di cui una era la Lega. È ragionevole che si ricominci ladiscussione». Bonafede ha bloccato la sua norma sulle intercettazioni definendola un «bavaglio all’informazione»… «Credosi trattidi enfasipropagandistica, nel mio testo non c’era nessuna sanzione per i giornalisti. Su due o tre cose siamo già d’accordo e possiamocominciarealavorarcisubito, intanto possiamo discutere per trovare un’intesa su quello checivede piùdistanti». Quali sono queste due o tre cose? «Il tema civile, l’emanazione deldecretocheriguardailfallimentare,ilpotenziamentodelle infrastrutture nel settore giustizia». Insisto: chiederà a Bonafede di non bloccare più il suo testo sulle intercettazioni? «Ilprecedentegovernocihainsegnato che i nodi non si sciolgono con ultimatum sui giornali, ma sedendo a un tavolo e discutendo». Da gennaio andrà in vigore anche il blocco della prescrizione. Siete d’accordo? «Credo che la drastica cancellazione della prescrizione sia un errore, ma dentro un percorso processuale si possono trovare equilibri compensando con altre garanzie. Ma, ripeto, è sbagliato pensare a una discussione senza prima sedersi a un tavolo». Il governo arriverà a fine legislatura? «Siamo dentro a un’esperienza inedita, con mille incognite. Durerà se sapremo dare riforme al Paese. Vedo le condizioniperché questoavvenga». Renzi è stato il primo ad aprire, ma è sospettato anche di essere quello che deciderà quando staccare la spina… «Lo escludo. Ho idee molto diverse da Renzi, ma gli riconosco troppa intelligenza politica per rivendicare la nascita del governo per farlo cadere pocotempo dopo».