A due mesi dalla prevista uscita del Regno Unito dall’Unione prevale incredibilmente l’incertezza. I Ventisette restano in attesa di una nuova proposta inglese per risolvere l’annosa questione della frontiera tra le due Irlande. I primi colloqui tecnici non hanno portato ad alcunché. Intanto, il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha preso posizione con un messaggio di rassicurazione nei confronti degli europei e di avvertimento rivolto agli inglesi. «Boris Johnson ha detto che il Regno Unito lascerà il 31 ottobre – ha scritto l’uomo politico in un tweet –. In qualsiasi circostanza, l’Unione continuerà a proteggere gli interessi dei suoi cittadini e imprese, così come le condizioni di pace e stabilità sull’isola di Irlanda. È nostro dovere e responsabilità». La presa di posizione è giunta dopo che mercoledì si è tenuta una riunione tra David Frost, il consigliere del premier Boris Johnson, e i negoziatori comunitari. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles i diplomatici non sono entrati nei dettagli, tanto che un nuovo incontro dovrebbe svolgersi la settimana prossima. Conosciamo le posizioni divergenti delle due parti in causa. Il governo Johnson rigetta il compromesso sulla frontiera irlandese (il cosiddetto backstop) trovato dall’Unione Europea con il governo May. I Ventisette sono pronti a discutere alternative, ma nulla che metta a repentaglio il mercato unico. La decisione del premier inglese di sospendere i lavori di Westminster ha provocato nuove incertezze sui negoziati tra Londra e Bruxelles. Si capisce che il premier voglia evitare in Parlamento un voto contro la Brexit, come paventato dall’opposizione al governo conservatore; ma si teme che Londra voglia anche ridurre i tempi della finestra negoziale, magari dividendo i Ventisette nell’ultimo miglio prima del 31 ottobre. Su questo fronte, a Copenhagen la premier danese Mette Frederiksen ha esortato ieri i partner a essere «il più flessibili e positivi possibile» dinanzi a eventuali «specifici suggerimenti» britannici per risolvere la questione irlandese (il backstop non piace a Boris Johnson perché prevede che il Regno Unito rimanga nell’unione doganale europea, e abbia quindi limitata autonomia commerciale). La frase non deve essere sovrainterpretata, ma è sintomatica dei diversi interessi tra gli Stati membri.