L’Italia è spesso la patria delle discussioni inutili. Non stupisce dunque che il dibattito sul futuro del Paese sia arenato da qualche giorno soprattutto sull’imprescindibile tema della carriera di Luigi Di Maio. Se però si volesse tornare a riflettere sugli altri 60 milioni di residenti, un buon punto di partenza potrebbe essere la prossima legge di bilancio. Il mutato contesto italiano ed europeo rende possibile concentrarsi un po’ meno sui saldi, e un po’ più sulla qualità degli interventi. È proprio su questo punto che un’eventuale alleanza di governo tra Pd e M5S dovrebbe avere già in partenza idee chiare e innovative, invece di nascere ad ogni costo, rimandando qualsiasi decisione solo a dopo il giuramento. Ci sono due differenze sostanziali tra questa sessione di bilancio e quella dello scorso anno. La prima riguarda il ciclo economico europeo, in netto peggioramento a causa prima di tutto delle guerre commerciali del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La politica economica dei Paesi della zona euro è molto legata allo stato di salute dell’unione monetaria nel suo complesso — non fosse altro che per la presenza di una sola banca centrale. È una ragione per essere critici dell’attuale assetto della moneta unica, ma è pur sempre il quadro di regole in cui l’Italia oggi si muove. Pertanto, è ragionevole pensare che quest’anno ci sarà spazio per politiche di bilancio maggiormente espansive. La seconda è che l’Italia può godere di tassi d’interesse sul debito pubblico che non sono mai stati così bassi — ad esempio 1% per i Btp a 10 anni. C’entra, in parte, l’aspettativa che la Banca Centrale Europea metta in campo un nuovo pacchetto di stimoli a settembre. Ma ciò non basta a spiegare perché negli ultimi giorni si sia ridotto fortemente lo spread con gli altri Paesi, come Germania, Spagna e Portogallo. Questo calo dipende dalla forte riduzione del pericolo che il nostro Paese esca dall’euro, ripagando così i suoi debiti in lire. In assenza di quelle pulsioni sovraniste presenti nel governo di Lega e 5 Stelle, l’Italia può oggi beneficiare di spread più bassi, che implicano una minore spesa per interessi e un rischio più contenuto di crisi finanziarie. Per queste ragioni, è oggi possibile immaginare una legge di bilancio meno austera di quella che si ipotizzava solo qualche mese fa. Diventa dunque essenziale capire come utilizzare questi spazi. Il problema dei giallo-verdi non era infatti solo quello di fare politiche espansive controproducenti — che tramutavano in maggiore incertezza e spesa per interessi quello che provavano a fare per spingere l’economia. L’altro errore è che le loro misure hanno fatto molto poco per rilanciare la crescita. Matteo Salvini ama oggi parlare di shock fiscale, ma con quando lui era al governo la pressione fiscale è aumentata, gli investimenti pubblici sono rimasti al palo, e si è preferito fare strada ai prepensionamenti che ridurranno la forza lavoro e dunque la crescita potenziale. Purtroppo, la storia recente ci dice che Pd e 5 Stelle spesso non sanno fare buon uso di eventuali spazi di bilancio. Gli ultimi governi del Pd hanno messo in campo utili incentivi agli investimenti privati — tramite il cosiddetto piano “Industria 4.0” — ma hanno anche dilapidato risorse in una serie di inspiegabili bonus, a partire dal cosiddetto “bonus cultura”. I 5 Stelle hanno lanciato il “reddito di cittadinanza” senza curarsi minimamente della messa a punto della macchina delle politiche attive del lavoro. Oggi, mentre provano a formare un governo insieme, i due partiti si sfidano a colpi di copiose liste dei sogni che non contengono né priorità né consapevolezza di come rendere un eventuale aumento del deficit davvero propedeutico alla crescita. Se un governo nascerà, è auspicabile che lo faccia soltanto in seguito a una presa di coscienza del fatto che eventuali politiche espansive richiederanno maggiore — e non minore — responsabilità nei confronti di un Paese già gravato da un enorme debito pubblico. Se così non fosse, meglio lasciar stare. Quando si parla di spesa inutile, l’Italia ha già dato.