Tutto ma non lo snobismo. Bisognava prenderla a cuore, in modo pulsante e leggermente infartuale, questa svolta politica e parlamentare che ha aspetti demenziali come la crisi da cui è nata. Per una ragione semplice: le crisi, perfino questa, servono a misurare e commisurare linguaggio e intelligenza, servono a eliminare il superfluo flottante della vita ordinaria, con i suoi dettagli inessenziali, ti mettono a contatto con il patri – monio del realismo, di tanto superiore alla chiacchiera delle idee o caciocavalli appesi. Sgombrano il campo dal cancro sentimentale della coscienza assoluta, specie la coscienza individuale, specie la crisi di coscienza, che è un abbrutimento mascherato da incantamento e da bene assoluto, una specialità del giornalismo più stronzo del mondo. Brindiamo alla coscienza rettamente formata, come voleva il cardinale Newman, ma ricordiamoci che senza alcune centinaia di Papi, senza disciplina liturgica, senza ordini consacrati, senza pensiero cristiano aristotelico, materialista, senza cate – chismo il cristianesimo oggi sarebbe una piccola setta di creduloni in perfet – ta coscienza. Brindiamo ai veri grandi obiettivi della guerra di Liberazione, ma ricordiamoci che senza il governo Badoglio e la svolta di Salerno in favore della monarchia fellona, altro che i grillozzi, l’Italia travolta dal mussolinismo di cartapesta sarebbe uscita dalla tragedia con un costo umano, politico e storico infinitamente maggiore. Brindiamo alla coerenza dei valori, evitiamo di giudicare in modo avalutativo, impegniamoci alla misura delle cose senza infingimenti e facilismi, ma tra le cose da giudicare mettiamoci quel che è della politica, lo scopo principale da ottenere, senza alcun tasso di interesse personale male compreso, e con il calcolo degli interessi effettuali in questione, senza pietà, un calcolo sovrano per gente intimamente onesta che non invoca l’onestà, semmai la pratica come vuole l’arte del possibile. Se devi difendere le istituzioni liberali da un bruto, che ora è tornato a essere l’onorevole senatore Matteo Salvini, difendile. Se devi difenderle con una manovra parlamentare del tutto legittima, spericolata e bugiarda come tutte le manovre, esposta perfino al ludibrio, bè, difendile. Compromettiti, agisci, sii severo, intimidente, abbi per te il tuo punto di vista, per quanto inelegante, poco cool, e battiti perché produca risultati utili, non avrai mai ragione in senso assoluto, tutto è reversibile, i rischi ovviamente ci sono, ma il rischio principale è perderti per la pigrizia, l’indif – ferenza, il cinismo travestito da integralismo dei principi, una forma di snobismo. Chi pensa che non ne vale la pena, che c’erano altre strade, che il voto a comando era meglio del licenziamento in tronco del ministro dell’Inter – no, il senatore Salvini, ha tutto il diritto di pensarlo. Chiedo scusa a Pigi Battista per averlo trascinato in una magnifica rissa da strada via Twitter, al massimo l’indecenza della mia reazione energumenica è spiegabile con il fatto che al Foglio tengo sopra molte altre cose, senza feticismi: in effetti avrei dovuto valutare meglio che, Foglio a parte, le sue opinioni sono opinioni legittime. Ma Pigi non è stato snob, è stato per me un po’ cazzone, quello che è intollerabile è il tiepido che dice vabbè, alla Masneri, che alla fine accetta l’ineluttabile di un’alleanza contronatura per combattere un uomo troppo nature, sempre il senatore Salvini ex Truce, ma poi si riserva la salvezza snobistica della sua ipercoscienza illibata. Quel – lo no. Quello è inescusabile. Nel mio delirio pedagogico da vecchio comunista, tra una nuotata e l’altra, ho chiesto di fare a proposito di Giggino, Gribbels, Toninelli e soci le litanie dei santi, e di ripetere con me e con Padre Spadaro esercizi spirituali di ammirazione e incensamento di gente di cui dicevo fino a poco fa che bisogna combatterli per quello che sono più che per quello che fanno. Ognuno ha il suo stile. Il mio è sempre stato incendiario, in certi momenti, perché penso che senza bruciare i ponti nel mio strano, incredibile, fantasioso e feroce paese molta gente che amo finisce per passeggiare lenta sopra tutti ponti e guardare il panorama mentre le rive del fiume prendono fuoco. Lo snobismo, appunto.