Le regole europee sui conti pubblici non hanno funzionato e vanno cambiate. Il ragionamento che spesso risuona in molte capitali dell’Unione – Roma in primis – circola ormai con insistenza anche nei corridoi dei palazzi di Bruxelles. E la nuova legislatura sarà teatro del dibattito che accompagnerà la riscrittura delle norme di bilancio. Accuse incrociate A sostenere la necessità di cambiare il Patto di Stabilità e Crescita è un documento tecnico preparato dai servizi della Commissione. Non c’è ancora un piano concreto, visto che la direzione di marcia da intraprendere andrà discussa politicamente sia all’interno del nuovo esecutivo Ue, sia tra i governi dell’Eurozona. Ma la proposta nasce dopo un’analisi della situazione da cui emerge una doppia critica. Per alcuni Paesi (soprattutto nel Nord del Continente) le regole di bilancio sono sbagliate perché non impongono ai Paesi altamente indebitati la necessaria disciplina. E soprattutto perché l’elevato margine di discrezionalità attribuito dalle norme alla Commissione ha di fatto impedito le sanzioni anche in caso di violazione (la procedura sul debito evitata per ben due volte dall’Italia nell’ultimo anno ne è un esempio). Ma il punto di vista dei Paesi con alto debito (come l’Italia) è diametralmente opposto: gli Stati dell’Europa meridionale considerano infatti troppo asfissianti i paletti fissati dalle regole Ue, specialmente nei periodi di rallentamento dell’economia. Un elemento che è riportato anche nell’analisi effettuata dai servizi della Commissione. «Per trovare una via d’uscita – confida un funzionario Ue – servirebbero target meno severi, ma applicati con maggiore rigidità». Un altro aspetto su cui si concentrano le analisi degli esperti riguarda la tempistica degli obiettivi di bilancio: anziché fissare target annuali, che vengono ignorati senza grandi conseguenze, la stessa fonte spiega che sarebbe più utile fissare e concordare con i governi di piani di bilancio pluriennali. La prudenza di Ursula I contenuti del documento – ancora molto generico – sono stati svelati ieri con grande enfasi dal Financial Times e l’entourage di Ursula von der Leyen si è subito affrettato a prenderne le distanze. La portavoce della Commissione ha liquidato il «paper» come un semplice documento di riflessione che «ha zero credibilità» perché non è stato «né visto né avallato» dall’attuale esecutivo Ue e nemmeno dalla presidente eletta. Una presa di distanza tanto netta quanto inusuale, finalizzata a smarcarsi da un progetto che al momento non figura nella lista delle priorità della donna che prenderà il posto di Jean-Claude Juncker. Ma la semplice esistenza di questo documento dimostra che le critiche dei governi sono condivise dagli stessi funzionari della Commissione e dunque sarà impossibile ignorarle. Lo scontro Nord-Sud Senza un’iniziativa di Bruxelles, inoltre, diverse capitali sono già pronte a farsi avanti per mettere sul tavolo proposte di revisione delle regole. Con l’inevitabile scontro tra falchi e colombe. Giovanni Tria, ministro dell’Economia, in un’intervista con La Stampa a luglio aveva svelato la sua intenzione di lavorare un piano con Francia e Spagna proprio per cambiare le norme europee sui conti pubblici. Un progetto che puntava a coinvolgere anche la Germania, il Paese ago della bilancia negli equilibri europei. L’iniziativa potrebbe essere ereditata dal suo successore, chiunque esso sia, visto che si tratta di un tema molto sensibile in Italia, a prescindere dal colore politico del governo.