Il sondaggio qui presentato risale a prima dell’incarico che ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito a Giuseppe Conte per creare un governo a base Movimento 5 Stelle – Partito democratico. Il premier incaricato si è soffermato su temi che rispondono anche ad alcune domande poste nei nostri quesiti e tendono a modificare in senso positivo lo slancio vitale del nuovo governo. Queste informazioni riguardano in particolare le soluzioni alla crisi economica per trasformarla in opportunità, sotto forma di benessere eco-sostenibile. L’opinione pubblica ha accettato le dimissioni del precedente esecutivo e tende a pensare in prevalenza alla costituzione di un governo che poggia su basi diverse, sebbene una parte minoritaria ma non marginale della popolazione preferirebbe tornare alle urne. Tra i potenziali premier il più gettonato è effettivamente Conte; le alternative, salvo una certa concentrazione su Matteo Salvini, sono del tutto irrilevanti. Nel toto-ministri, la fiducia degli intervistati è orientata più verso le personalità più conosciute. Sono quindi citati coloro che negli anni più sono comparsi in televisione e sui giornali e prevale sovente chi è legato al Partito Democratico: Graziano Delrio, Marco Minniti, Dario Franceschini e Andrea Orlando. Non sfigurano, ancorché di altra area politica, Sergio Costa, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli ed Enzo Moavero Milanesi. Quanto alla durata del futuro esecutivo giallo-rosso, solo un italiano su quattro pensa che la nuova maggioranza possa durare sino a fine legislatura. Una minoranza degli italiani si dice contrario all’esistenza stessa d’una coalizione Pd-M5S, sostenendo che non dovrebbe durare neppure un giorno; mentre la maggioranza assoluta dei «positivi» si augura che il governo nascente sia di legislatura. Chi ha guadagnato e chi ha perso, in questo ribaltone? Sugli sconfitti non ci sono dubbi: viene indicata la Lega, che con Salvini ha cambiato le carte in tavola a suo esclusivo rischio. Molto difficile, per gli intervistati, è invece individuare con chiarezza chi ha guadagnato. In generale sono al rialzo le quotazioni di tutti gli altri, compresi i rappresentanti delle istituzioni (Presidenza della Repubblica in primis) e gli italiani nel loro complesso. Le intenzioni di voto registrano variazioni tra i periodi pre e post-crisi, ma i partiti non hanno né peggiorato né migliorato in maniera significativa le proprie posizioni. L’unico che nel corso del mese di agosto ha registrato un apparente scossone è la Lega, passata dal 36% al 32% attuale. In realtà si tratta del normale assestamento di un partito di massa, che comunque mantiene l’apprezzamento. I movimenti positivi riguardanti Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono del tutto marginali e non sintomatici di particolari tendenze. Quanto alle personalità politiche di rilievo, oscillazioni nella norma per i presidenti di Camera e Senato, prevedibili la discesa di Salvini e la salita di Zingaretti.