«Siamo costretti a rivelareche ilpunto e virgola ha dei nemici. In questomondononc’èpace pernessuno.E queinemicisonoferociatalsegnoche vorrebberomorto e sepolto il povero punto e virgola». Se ne rammaricava in un saggio sull’interpunzione manzoniana, nel lontano 1939, l’erudito ravennate Piero Zama. Cinque anni primaAngeloBarile,inun redazionale scritto per una rivista di poesia (Circoli), aveva preso spunto da un disegno di Leo Longanesi per rovesciarne il senso. Il disegno – con riferimentoalla linguafrancese–raffiguravaunavirgolasul letto dimorte. Con lamoribonda, in attesa del decesso, c’era il punto e virgola, e ilpoeta savonese aveva invertito i due ruoli e fatto agonizzare quest’ultimo: «Amore di Leopardi, croce e delizia dei nostri scrittori di frammento, il punto e virgola cede terreno. Salutiamolo con molto rispettomasenzatropporimpianto». GLI AUTORI Henry James lo apprezzava, e per Herman Melville era una tecnica di digressione (per rallentare il tempo narrativo, così da distrarre il lettore dai contenuti realistici che in quel momento poteva immaginare gli scorressero davanti),ma sono stati tanti ad averlo snobbato, disprezzato, aborrito, maledetto. George Orwell non lo sopportava; Kurt Vonnegut esortò a sbarazzarsene perché inutile (l’unica sua funzione, scrisse in un saggio confluito in una raccolta del 2005, è di «mostrare che sei andato al college»); Cormac McCarthy, minimalista convinto (e, anche per questo, seguace dichiarato di James Joyce), non ne fa uso perché l’eccesso di segni di punteggiatura “paralizza” la pagina. È solo un assaggio di quel che potrebbe riservare la lettura di un volume fresco di stampa, impetuoso ed effervescente: Semicolon.HowaMisunderstoodPunctuationMarkCanImproveYourWriting, Enrich Your Reading and Even ChangeYourLife,4thEstate).L’autrice,CeceliaWatson, storica e filosofa della scienza, insegna discipline umanistiche al Bard College dello StatodiNewYork,dove tiene anche corsidiscrittura. PLATONICI «Il punto e virgola mi è diventato così odioso da sentirmi quasi moralmente compromesso quando lo uso». L’affermazione è in un articolo firmato per ilThe NewRepublic (26 aprile 1980) da Paul Robinson, al tempo anche lui docente di Humanities (Stanford University) e ora emerito. Nell’interpunzione,controiplatonici che tentano di utilizzarla “a orecchio”, piegandola allo scopo di trasferire sulla pagina scritta ritmi e pause del parlato, il professore americano si proclamavaperentoriamentearistotelico,salvo poi però giudicare pretenzioso e iperaccademicoproprio quelpunto evirgolachesiadatta inrealtàpiùal “freddo” e impersonale Aristotele che al polemista e “passionale” Platone.PerRobinson isegnidipunteggiaturadovevano essere l’espressione invisibile di una linearità e una chiarezzaportatricidirisposteemotive, la cui assenza avrebbe spiegato glierrori interpuntivicommessidalla maggior parte degli scrittori. Accarezzando l’ideadellastesuradiun saggioscanditosolodaipuntiedalle virgole, nei confronti dei quali confessava di nutrire un’autentica passione, smisurata per i primi (meno ambigui delle seconde,che riteneva comunquesottoutilizzate),lostudioso americano non si limitava a dichiararelasuaavversioneper ilpunto e virgola: i due punti rimedierebbero alla debolezza o all’approssimazione di una connessione logica; parentesietrattinisonosconfittesintattiche, per l’incapacità che attestanodiun’espressione linearedelpropriopensiero (ancor piùmicidiali le note a piè di pagina, epifania di una “menteabrandelli”); le virgolette sono la manifestazione di un distanziamento da parole ed espressioni (usate, sì, ma con le debite distanze) frutto di un atteggiamento snob o aristocratico; il corsivo è spesso un’offesa all’intelligenzadeilettori. TEMPI COMPLESSI Quanto al punto interrogativo e a quello esclamativo, continuava Robinson, versano come la virgola in una condizione di sofferenza per il loro scarso uso: il primo per la tendenza a farsi sempre meno domande (in molti casi sarebbero retoriche, in altri apparirebbero pericolosamente inquisitorie), il secondo per l’obsolescenza di toni infantilmente meravigliati in tempi raziocinanti, complessi, sofisticati (Internet e i social erano ancora di là da venire). Oggi il punto e virgola non è certo “epidemico” come parve a Paul Robinson, e sembra anzi essere nuovamente prossimo alla dipartita. Al suo capezzale, in trepidante attesa, c’è il punto fermo. Robinson pensò potesse subentrargli per più della metà dei casi (a un altro buon quarto di sostituzioni avrebbe provveduto la virgola), con buona pace di Pietro Bembo e AldoManuzio. Il punto e virgola, insieme all’apostrofo (e alla virgola e al punto interrogativo nella loro foggia moderna), è comparso per la prima volta in un’aldina. Conteneva il De Aetna (1496; stile veneto: 1495),undialogodelcelebratoautore delle Prose della volgar lingua (1525) che, a leggere il pezzo dell’umanista americano, avrebbe fattofuocoefiamme.