Dopo aver annunciato i nuovi dazi su prodotti cinesi importati negli Stati Uniti, su Twitter il presidente Donald Trump ha ordinato ai corrieri di FedEx e Ups, ad Amazon e agli uffici postali di “cercare e respingere tutti i derivati di Fentanyl dalla Cina (o da qualunque altra parte”. Come se l’epidemia di overdose da farmaci oppioidi fosse colpa di qualche agente straniero. Secondo il Center for Behavioral Health Statistics and Quality, 1,7 milioni di americani sono dipendenti da oppioidi legali e illegali, dal fentanyl all’eroina, nel 2017 i morti sono stati 47.000. Un dramma simile a quello dell’Aids negli anni Novanta. Trump lo ha dichiarato una “emergenza nazio nale ”. Ma con una abile strategia di comunicazione presenta questa crisi come una delle tante declinazioni del traffico di droga internazionale, che passa dai confini troppo porosi del Messico e dagli anfratti piu oscuri della rete. Più comodo che riconoscere la verità: proprio quell’elettorato bianco, arrabbiato e depresso che vota Trump è stato sacrificato per garantire profitti alle grandi aziende farmaceutiche, con la benedizione dei politici di ogni colore a Washington. LA SENTENZA che ha condannato Johnson & Johnson a risarcire 572 milioni di dollari allo Stato dell’Oklahoma ricostruisce cosa è successo. Per tutti gli anni Ottanta la Johnson & Johnson produceva farmaci a base di oppiodi, anche per altri marchi: morfina, codeina, fentanyl, naloxone. Ma non c’era alcuna epidemia di oppiodi. A metà anni Novanta le cose cambiano: dopo il successo dell’OxyContin prodotto da Purdue per malattie croniche non tumorali, Johnson & Johnson rilancia il Duragesic (disponibile anche in Italia), a base di fentanyl, sostanza cinquanta volte più potente simile della morfina. C’e’ un potenziale enorme, ma bisogna creare il mercato. E così la Johnson & Johnson comincia a fare pressione su medici e pazienti potenziali, paga convegni, finanzia ricerca accademica, crea siti di assistenza ai consumatori che fingono di essere indipendenti, schiera un esercito di venditori porta a porta. E riesce a fare passare il suo messaggio: il “dolore cronico”degli americani non viene curato abbastanza, i medici sottovalutano un malessere diffuso che infligge sofferenze non necessarie a onesti lavoratori o mamme già oberate dalle fatiche quotidiane. Milioni di dollari passano dalla Johnson & Johnson a organizzazioni che fanno lobbying per conto dei pazienti e premono sulla politica perchè permetta agli americani oppressi dalla fatica di vivere di curarsi come meritano. Il piano funziona. Fin troppo. Anche se per anni i medici hanno assicurato che fentanyl e oxycodone non danno dipedenza, chi comincia non riesce a più a smettere. E se il governo cerca di ridurre il numero di medicine legali in circolazione, i nuovi tossici da oppioidi si rivolgono a quello illegale, cercano l’eroina da inettarsi, il fentanyl sintetico di contrabbando che pare mandi in overdose perfino i poliziotti che ne inalano un frammento mentre assistono i drogati. LA STORICA Donna Mourch, sulla Boston Review, osserva che la deregolamentazione del mercato farmaceutico decisiva per l’ascesa degli oppiodi inizia a fine anni Ottanta, proprio mentre in tutto il Paese si combatte la “war on drugs”, la guerra contro la droga. Che, in realtà, è stata la guerra contro la droga dei neri (il crack), mentre il consumo della cocaina, costosa e quindi più diffusa tra i bianchi ricchi, viene sanzionato molto meno. I bianchi dell’America rurale sono i primi a tifare per la linea dura contro i tossici afroamericani. Il clima di ansia e la richiesta di sicurezza vengono appagate: da pene esemplari, certo, ma anche dalle prescrizioni di oppioidi che permettono anche ai bianchi più poveri e con meno difese di drogarsi come i neri metropolitani. Ma senza rischiare la galera, anzi, con l’ap pr ov az io ne del loro medico. Johnson & Johnson ora dovrà pagare 572 milioni all’Oklahoma. Meno del 4 per cento del fatturato di un solo anno. Un sacrificio accettabile. Se la passa peggio al Purdue, produttrice dell’Oxycodone che in passato e’stata difesa da Rudolph Giuliani, il sindaco di New York in guerra contro la droga (dei neri) e oggi consigliere fidato di Trump. La Purdue, sommersa da oltre 2.000 cause civili, per somme tra i 10 e i 12 miliardi di dollari, sta cercando di sfruttare la bancarotta controllata modello Chapter 11 per trasformarsi in un ente non-profit e aiutare le vittime di quelle overdose che ha contribuito ad alimentare. Redenzione o uno spregiudicato tentativo di garantirsi l’impu – nità? Intanto Johnson & Johnson continua a spendere milioni di dollari (136 nel 2018) per condizionare la politica di Washington, anche nel modo in cui reagire all’e m er g e n z a oppioidi. Per ora non ci sono rischi penali per i manager. I danni arrivano dalle cause civili, per pratiche commerciali scorrette e menzogne sui rischi dei farmaci a base di oppioidi. Dalla prospettiva europea tutto questo sembra assurdo, ma è la prova di quanto le aziende farmaceutiche abbiano condizionato la regolazione del settore: si possono vendere anche farmaci pericolosi come gli oppioidi quasi senza limiti purché si dica la verità sui rischi che comportano. Ma sedotte da facili profitti, Johnson & Johnson e i suoi concorrenti sono riuscite a violare perfino le leggi che avevano dettato a politici amici.