Il Conte bis adesso può prendere il largo. Il plebiscito della piattaforma Rousseau conferma che l’anima del Movimento è “governista”, l’intesa col Pd piace al 79,3 per cento degli iscritti. La creatura informatica ideata dalla Casaleggio registra il record di votanti (79.634 su 117.194 aventi diritto: i sì sono stati 63.146, i no 16.488) e accende il disco verde definitivo che supera le ultime resistenze interne. «È stato un grande momento di democrazia diretta per il Paese», esulta Luigi Di Maio davanti alle telecamere subito dopo il responso, aggiungendo che sarà «un ciclo di cinque anni per realizzare tutti i punti del programma». È il segnale che Nicola Zingaretti e tutti i dem hanno atteso col fiato sospeso fino a sera. «Ora andiamo a cambiare l’Italia, un passo avanti per un governo di svolta», dice il segretario pd. Restano da definire le ultime tessere del puzzle, ma è fatta. Tanto è vero che alle 10 il presidente incaricato dovrebbe salire al Colle per sciogliere la riserva e annunciare al capo dello Stato la squadra dei ministri e illustrare il quadro programmatico, che nel frattempo è stato messo a punto. Intorno alle 17 il nuovo governo potrebbe giurare nelle mani di Sergio Mattarella. La fiducia seguirebbe nel fine settimana o al più tardi lunedì e martedì. Si volta pagina dunque, col plauso di investitori e mercati: alle 18 lo spread ha chiuso a 158, ai minimi da maggio 2018, come il tasso sul decennale del Tesoro, sceso allo 0,87%. Nelle stesse ore si sbloccavano le trattative sulle caselle più delicate dell’esecutivo. Il vicesegretario Pd Andrea Orlando rinuncia all’ingresso nel governo, non andrà dunque alla Farnesina dove invece approda proprio Luigi Di Maio. Sarà il capo delegazione del Movimento al governo, come lo sarà il dem Dario Franceschini, per il quale si schiudono le porte della Difesa. Nessuno occuperà la poltrona, rivelatasi infausta nei 14 mesi precedenti, di vicepremier. Dentro il Movimento il risultato non è privo di conseguenze. Pesa il silenzio di Alessandro Di Battista. Il filo leghista Gianluigi Paragone resta «fortemente critico» e deciderà «dopo aver parlato con Di Maio». Può festeggiare Beppe Grillo. «Oggi il M5S ha deciso di non arrendersi», commenta soddisfatto il presidente della Camera Roberto Fico. Davide Casaleggio esulta per la tenuta e la centralità della sua piattaforma: «È stato il record mondiale di partecipazione online a una votazione politica, la vittoria della democrazia diretta». Ma è il capo del Movimento ad accantonare ogni dubbio, probabilmente anche per il ruolo ottenuto): «Ci confermiamo forza di governo basata sulla partecipazione attiva – spiega a Montecitorio pochi minuti dopo che il blog delle Stelle ha ufficializzato i dati – Ora porteremo avanti le nostre proposte partendo dal taglio dei parlamentari». Salvini è ormai il passato, «ha deciso di mettersi da parte», lo liquida. «Se mi fido di Renzi? Chi tradirà se ne assumerà la responsabilità». Con Beppe Grillo «ci vogliamo bene, lavoriamo insieme», ma ammette la «divergenza sui 20 punti del programma». A Palazzo Chigi hanno portato via gli ultimi scatoloni del vicepremier Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha fatto un brindisi di saluto con i dipendenti. Al leader leghista, il grande sconfitto, resta solo il rammarico: «Sono stato un ingenuo, ho sottovalutato la fame di potere e poltrone – ripete in diretta Fb – Ma mi avrete più incazzato e determinato di prima, girerò le città e ci riprenderemo questo Paese. Parola d’onore: noi vinciamo». Intanto, ad ore, libererà anche il Viminale.