Buongiorno. La partita decisiva tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle si gioca sul ruolo di Di Maio nel nuovo esecutivo. Alta tensione tra Zingaretti e il leader M5S che insiste: io vicepremier. Sull’intesa deciderà Rousseau. Ancora morti in mare e un’altra nave di una Ong bloccata. Buona lettura a tutti.

PRIMO PIANO

Nasce il Conte bis. Sulla strada del Conte bis un solo ostacolo: Di Maio. Vuole fare il vicepremier. Al leader 5S non basta un ministero. Zingaretti chiama Conte: “Il capo 5Stelle sei tu, risolvi il problema”. Trattativa nella notte. Oggi i due partiti al Colle: domani l’incarico. Repubblica.

Umiliato. «Non accetto di essere umiliato così e non accetto che lo sia il Movimento. Conte è un premier terzo, io sono il capo politico del M5S che deve entrare nell’esecutivo come vicepremier». Il telefono di Nicola Zingaretti squilla. Ore 22.30. Al telefono col segretario pd, il capo politico impone l’aut-aut. «O io vicepremier o salta tutto. Vi ricordo che c’è anche la votazione su Rousseau». Zingaretti quasi pensa a uno scherzo; poi, man mano che passano i minuti, ingrana la quinta. «Senti, Luigi, parlane con Conte. Mi dici che salta tutto? Bene, io domani mattina ho la Direzione del partito, la gran parte dei membri è qua nei dintorni. Significa che me li chiamo subito e gli dico che tu non ci stai più». E il voto su Rousseau «è uno sgarbo istituzionale» al capo dello Stato. Tommaso Labate sul Corriere a pagina 2.

Vicepremier. Il premier: o due vice o nessuno. Ma Zingaretti insiste: tocca a noi. “Non ti puoi considerare super partes”. Il leader Dem si sfoga con il capo del governo per stoppare Di Maio ed esautorarlo. Stampa. La scommessa del premier: più forte senza numeri due. Le telefonate con Zingaretti che chiede un solo vicepresidente per il suo partito. Conte media tra i grillini e i democrat e ora potrebbe decidere di restare “solo”. Messaggero. “Vicepremier o niente” Le condizioni di Di Maio a Conte e Zingaretti. Fatto.

Rousseau. Sull’intesa decide Rousseau. Il Partito democratico: “Il voto sulla piattaforma sgarbo istituzionale”. Stampa.

Il nodo Di Maio. Un enigma di nome Luigi. Tra rivendicazioni e trappole. L’ultima battaglia di Luigi rimasto orfano del leghista. La scelta di muoversi come se non si fosse aperta una fase nuova. Era da dicembre che i vertici del Movimento lo vedevano affaticato dal doppio incarico di ministro e «segretario» del M5S; e ossessionato dal protagonismo leghista. L’ascesa progressiva di Conte è stata figlia di un calcolo: «Luigi» si fa mangiare in testa da Salvini. Va puntellato. Formalmente reggeva lo schema dei «dioscuri» che dettavano l’agenda al premier. In realtà, era cominciata un’emancipazione dai due contraenti del populismo di governo. «Se cade Conte, cadono anche Di Maio e Salvini», si sentiva dire a Palazzo Chigi all’inizio del 2019. Massimo Franco sul Corriere.

Metamorfosi. L’ultimo spettacolo è Salvini vestito da Di Maio e Di Maio vestito da Salvini, e cioè il ministro uscente che entra, finalmente ma fuori tempo massimo, nelle stanze del governo e, abbandonata la tenuta da bagnante, indice conferenze stampa consacrate in giacca e cravatta, e il ministro restante che invece esce, incontro al futuro in maniche di camicia, affronta la crisi di governo in intonazione stagionale dalla spiaggia di Palinuro, e si porta un pezzo di personalissimo Papeete a Roma dove rincasa in bermuda e sneaker mano nella mano con la fidanzata, in quelli che ormai sono i murales di se stesso. Da capo politico, vestito grigio e cravatta blu, doveva rappresentare la svolta moderata del Movimento 5 Stelle. Così l’uomo scelto da Grillo e Casaleggio oggi fa il guappo per raccattare il raccattabile nella trattativa con il Partito democratico. Mattia Feltri sulla Stampa.

Il caso Di Maio. L’uomo pone condizioni e lavora per sé, dopo essersi nascosto nell’ombra di Conte. In realtà siamo davanti a uno psicodramma: colui che reclama la vice-presidenza unita a un ministero di primo piano — in principio il Viminale, poi la Difesa — è debole all’interno dei Cinque Stelle come mai in passato: ne è ancora il capo, ma in modo più apparente che sostanziale. Se non esce dalla crisi con un rinnovato potere personale da mettere sulla bilancia, il suo destino nel movimento è segnato. Stefano Folli su Repubblica.

Conte leader. Oggi Conte, anche per gli elettori, è il vero leader dei Cinquestelle. Se guiderà il governo in questa veste, invece che come mediatore tra volontà altrui, l’esecutivo se ne gioverà. Del resto anche il M5S ne ha bisogno, per uscire dalla sua lunga fase infantile. Insomma, i due partiti devono fare di necessità virtù. Devono dimostrare nei fatti che non si mettono insieme solo per negare le elezioni anticipate a Salvini. Altrimenti falliranno in pochi mesi, una volta scampato il pericolo, e Salvini le elezioni finirà per averle comunque e per vincerle anche più facilmente, capitalizzando il loro insuccesso. Antonio Polito sul Corriere.

Il mondo è con Conte. Prima Macron e Angela Merkel, grati per l’appoggio italiano (senza i leghisti) a Ursula von der Leyen nella famosa votazione di Strasburgo. Adesso persino Trump, il re dei sovranisti: segno che a Washington c’è qualcuno che non vuole regalare l’Italia all’asse franco-tedesco o magari alla Cina e preferisce il male minore rispetto ai rischi di instabilità (peraltro il passo della Casa Bianca suona sconfessione per la Lega: Salvini si era illuso di avere dalla sua gli americani, ma gli oscuri traffici con Mosca lo hanno danneggiato in misura decisiva). Stefano Folli su Repubblica.

Le minacce. Dario Franceschini ha spiegato al segretario: «Nicola se non si fa questo governo e lasci campo libero a Salvini per sconfiggerci alle elezioni e prendersi il Paese, ne risponderai “in toto”». Non è difficile indovinare che il prezzo da pagare, nella logica del «grande elettore» di Zingaretti, sarebbero le dimissioni da segretario del Pd. Renzi ha fatto sapere che una rottura non motivata delle trattative con i grillini lo avrebbe spinto in caso di elezioni a presentare una sua lista: «Se poi prendo il 4, il 6 o il 10%, a me va bene lo stesso, ma il Pd rischia di perdere tutti i collegi». Per cui al netto di cantanti e attori, è tutta la sinistra che, con lusinghe e minacce, si è mossa per spronare Zingaretti. Augusto Minzolini sul Giornale.

 

Totonomi. Per l’Economia Gualtieri o Barca, Gabrielli all’Interno. Sette ministri al Pd: Gentiloni agli Esteri, Enrico Letta commissario Ue. Sole. Come numero due di Chigi sale Franceschini. All’Economia, spunta Lucrezia Reichlin, all’Ue Gentiloni, all’Interno un tecnico. Stampa. I dem vogliono un vice unico: Franceschini. Repubblica. Il leader 5S alla Difesa. Un tecnico all’Economia. Interno, ipotesi Morcone. Il vice segretario del Pd Orlando potrebbe diventare il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Repubblica. Franceschini vs. Orlando. È sfida per il vicepremier. Fatto. Al Viminale Orlando o un tecnico. Spunta Barca per l’Economia. Corriere. I pesi nella squadra: otto a otto Gualtieri o Reichlin in Europa. Messaggero. Vengo anch’io! Adesso LeU, +Europa e Casini aspirano a una poltrona. Fatto. Minniti o il tecnico Gabrielli al Viminale. Di Maio vuole anche un posto per Spadafora Alla Farnesina Gentiloni o Moavero, per le Infrastrutture è in corsa Delrio. Giornale. Il Pd vuole uno della «Ditta» al ministero dell’Economia. Con Misiani (o altri Pd) sarebbe il ritorno di un politico dopo 19 anni di professori, banchieri e grand commis. Giornale.

Il tweet di Trump. Schiaffo a Salvini. Trump tifa Conte: “Spero resti premier”. L’endorsement a sorpresa del presidente, ma con il nome sbagliato. Sempre più chiaro lo scetticismo di Washington nei confronti della Lega. Stampa. Trump incorona “Giuseppi”. Un tweet del presidente per sostenere il bis di Conte: “Ama molto il suo paese e lavora bene con gli Usa. È un uomo di grande talento”. Repubblica. Anche Trump in campo per Conte. Corriere. E alla fine arriva Donald: il Conte 2 piace ai potenti. Fatto.

Salvini 1. Il leader leghista pronto a fare gli scatoloni: siamo stati estromessi. Il ministro convinto che sarà lo stesso Renzi a riportare presto il Paese alle elezioni. L’ironia sull’ex alleato Di Maio: «Si è impuntato sul Viminale? Se mi chiede, gli darò dei consigli». Giorgetti e la base delusa: «L’errore di Matteo è stato vincere troppo». Alla Bèrghem Fest un consigliere che cuoce costine: “Andare all’opposizione non mi piace per niente”. Corriere. Matteo cerca in extremis di riaccendere il forno. Ma i 5 Stelle lo snobbano. Salvini fuori tempo: «Se volete, ci saremo». Affossa Conte: «Ora è l’avvocato delle élite». Giornale.

Salvini 2. C’è chi comincia ad intravedere l’ombra di qualcuno dietro la «folle crisi» voluta da Salvini. «Ne abbiamo discusso – osserva uno dei consiglieri di Zingaretti, Roberto Morassut – dietro quella mossa c’è il consiglio di Bannon: un’operazione studiata per far mettere radici al sovranismo nel nostro Paese». Già, Salvini, la vittima designata di questo governo. Augusto Minzolini sul Giornale a pagina 2.

Salvini 3. Il messaggio all’ex. “Ti darò consigli per il Viminale”. Matteo pensa ancora a Di Maio. Brunella Giovara su Repubblica. More

I giornali contro. Italia commissariata. Trump vota inciucio. Clamoroso tweet del presidente americano: sto con Conte. Governo pronto: verso il via libera al Conte bis. Ma Di Maio non vuol mollare la poltrona da vice. Giornale in prima. Si concedono a pagamento. Grillini da vergini a escort. I Cinquestelle, pur di governare, si snaturano. Ha ragione la Meloni: sono diventati il tonno della scatoletta che volevano aprire. Entrati in politica come puri, in 10 giorni sono passati dal letto della Lega a quello del Pd. E Di Maio, non contento, alza il prezzo fino all’ultimo. Libero in prima. Verso l’esecutivo dei senza vergogna. Il Governo delle poltrone viventi. La trattativa Pd-M5s è al dunque: oggi dovrebbe nascere il Conte bis. Prima vittima: Nicola Zingaretti. Il segretario ha subito l’intesa imposta da Renzi, ha posto veti che sono stati aggirati e si è dovuto arrendere. Lui e finito, gli altri dem incassano. Verità in prima.

 

 

Numeri e sondaggi. I numeri che ballano in Senato. Sarà una maggioranza appesa ai “cespugli” Pentastellati e dem non sono autosufficienti. Serve l’appoggio di Grasso, Casini e fuoriusciti vari. Freddi autonomisti e Bonino. Lsu Libero. La grande spartizione M5s-Pd. Al Senato la lotteria dei seggi. «Numeri risicati? Una volta partiti, aumenteranno». I dem sulle montagne russe. E i sabotatori si scatenano. Sul Giornale. In calo il gradimento di Salvini. Prevale chi chiede un governo. Mattarella in testa all’indice di fiducia. Il 43% per un esecutivo contro il 33% per il voto subito. Se ci dovessero essere nuove elezioni, il 36% pensa che sarebbero vinte dalla Lega. Sul Corriere.

Il Colle. Mattarella chiederà al premier di essere il vero timoniere dell’alleanza tra dem e 5Stelle. Programma e ministri, il ruolo «diverso» dal 2018. L’incarico verrà probabilmente formalizzato entro la giornata di domani. Conte potrebbe chiedere qualche giorno di tempo. Marzio Breda sul Corriere a pagina 7. Mattarella non aspetta. Se oggi non c’è l’intesa subito incarico elettorale. Su Repubblica. Per il presidente il premier dovrà ritornare protagonista, iniziando da squadra e programma. Se Conte riceverà l’incarico, gli verrà concessa una settimana di tempo. Sul Colle delusione per i comportamenti poco lineari di alcuni protagonisti. Sulla Stampa. Il Quirinale e il cambio di passo del premier. Lina Palmerini sul Sole a pagina 5.

 

 

La fine del Truce. Ridare a Salvini il suo modesto vero nome. Sfuma sui social, prepara gli scatoloni e viene processato alla Tina Pica da Trump. Ci vorrà tempo per digerirlo del tutto ma intanto accontentiamoci di registrare il salvinismo come una variante di ex successo del melonismo. Sentite che brezza? Giuliano Ferrara sul Foglio.

Il governo sbagliato. Il governo sbagliato, nato per fare una cosa giusta, per non diventare il governo sbagliato che fa anche la cosa sbagliata ha la necessità naturale di portare avanti un progetto inderogabile, per quanto inconfessabile, che coincide con il massimo della discontinuità possibile: cancellare i quattordici mesi del governo. Luciano Cerasa sul Foglio.

Un nuovo bipolarismo. Alcune cronache raccontano che Zingaretti, di fronte ai toni e alle pretese di Di Maio, avrebbe chiuso così il tempestoso incontro di lunedì notte col vicepremier e Conte: “Mi spiace, ma così non va. Non lascerò umiliare il mio partito”. Non un semplice scatto di nervi quanto – piuttosto – un cambio di passo col quale aprire, di fatto, una fase nuova. Federico Geremicca sulla Stampa.

Il rischio di alienarsi il Nord. Il secondo governo Conte nasce da due esigenze, collegate l’una con l’altra: fermare l’ascesa di Matteo Salvini, e consentire al personale politico del Movimento 5 stelle e del Partito democratico di conservare, o riprendere, il potere. I protagonisti dell’operazione hanno cercato di darle un generico retroterra programmatico, il pentalogo dei democratici, il decalogo dei pentastellati. Giovanni Orsina sulla Stampa.

Salvini chi? Il rischio di resuscitare Salvini sarà sempre in agguato. Ma è, appunto, un rischio. La certezza è che basta il primo vagito del Conte-2 perché Salvini non conti più nulla e non se lo fili più nessuno. E, come diceva Bossi di B. ai tempi d’oro, “se lui piange, state allegri: vuol dire che non ha ancora trovato la chiave della cassaforte”. Marco Travaglio sul Fatto.

 

Arturo Parisi. «Salvini andava sfidato al voto. Così Pd cede a M5s. Patto fragile, è stata la Lega a lasciare Conte». Arturo Celletti su Avvenire a pagina 5. More

Commissario. Pronta la lista dei commissari Ue. Ma ora è battaglia sulle deleghe. Mancano i nomi italiano e francese. Roma in corsa per la Concorrenza. Stampa. Commissione Ue, von der Leyen insiste sulla parità di genere. Per ora le donne sono 10 su 26. Mancano i candidati di Italia e Francia. Sole. All’Italia la Concorrenza, in pole c’è Gentiloni. Repubblica.

 

 

 

 

Il programma light.

Dalla svolta green ai soldi per la scuola prove di programma fra 5Stelle e Pd

Fiaschi “Una priorità riformare il volontariato”

Si prepara la manovra in deficit Giallo-rossi pronti ad arrivare al 3%

Repubblica. Apagina 10

No all’aumento dell’Iva e rinvio sulla giustizia. I 5Stelle hanno ribadito la necessità di fissare un cronoprogramma preciso con il varo entro settembre del taglio da 945 a 600 parlamentari. I Dem non si sono impegnati sui tempi e hanno chiesto ai grillini – che avrebbero accettato in linea di massima – di lavorare ad una nuova legge elettorale, a nuovi regolamenti parlamentari e alla formulazione di una nuova riforma costituzionale come l’introduzione della sfiducia costruttiva, ovvero, di copiare quanto previsto dalla costituzione tedesca che consente la caduta di un governo solo in presenza di una nuova maggioranza. I pentastellati hanno chiesto garanzie su alcuni temi ambientali come lo stop a nuovi inceneritori e a nuove trivellazioni in mare. E hanno sostenuto con forza che nel programma del governo ci sia il dimezzamento dei tempi dei processi nell’ambito della riforma della giustizia. Diodato Pirone sul Messaggero a pagina 4.

Manovra

In forte calo lo spread, atterrato ieri a quota 184 punti base, ben 55 in meno (-23%) dall’inizio della crisi politica,

Lo spread chiude in calo a quota 184: -23% da inizio crisi

Sole p.3

Quota 100, accelera il piano per smontarla tutelando gli esodati

Messaggro p.8

L’agenda manovra: Iva, cuneo, Impresa 4.0 e 80 euro allargati. M5S e Pd puntano a un piano famiglia concentrato sui redditi bassi: sul tavolo riduzioni selettive del costo del lavoro e imposta negativa per gli incapienti. Possibile limitazione di quota 100. Sul cuneo, i 5S ragionano sulla proposta fatta alle parti sociali. Il Pd punta invece a un intervento diretto sulle buste paga. Un tagliando potrebbe arrivare anche per il reddito di cittadinanza. Nel Pd si ragiona sull’affiancamento con altri strumenti. Marco Rogari e Gianni Trovati sul Sole a pagina 4.

La questione nord sulla strada dell’accordo Pd-M5S. Nelle circoscrizioni settentrionali il Pd è al 23,7% e il Movimento di Grillo al 10,8% mentre la Lega sfiora il 41%. Antonio Pilati sul Sole a pagina 4.

T 11

Cinquestelle

Di Maio: consulteremo la base Gli eletti attaccano lui e Dibba

L’exdeputatoalzalaposta,maigruppivoglionol’intesa Grillo:«DiomihadettodilasciarliallaloroBabele»

Corriere p.6

M5S, rivolta contro Di Maio e i suoi “Restino fuori dal nuovo governo” Gli oppositori interni alzano la voce e avviano trattative parallele con esponenti del Pd Prende quota il nome di Morra come figura di garanzia. E i fichiani zittiscono Di Battista

Luigi gallo: Di Battista persegue la strada del voto o del ritorno con la Lega, contro la volontà del gruppo parlamentare e Di Beppe Grillo

Non può dettare condizioni a nessuno Ha perso un’altra occasione per stare in silenzio

Stampa p.4

“Darò il voto di fiducia solo se all’Economia andrà uno come Fassina”

GIANLUIGI PARAGONE Il senatore: “Il focus deve essere sul lavoro Dico no all’Europa della finanza. Sono pronto a tornare al giornalismo”

Il Pd è il partito dei fichetti che abitano in centro Non ha le periferie nel suo radar

Stampa p.4

M5S nel caos, Di Maio resiste Decisiva la conta su Rousseau

Mesasggero p.7

IL COMICO IL TESTO SUL BLOG: BASTA VAFFA, ORA SI SCATENI LA BABELE E Grillo pubblica i consigli di Dio «Beppe, lasciali alla loro mediocrità»

Qn p.5

Pd

Zingaretti: “Dovevo tenere unito il Pd” Renzi e la strategia delle mani libere

Nelle ultime ore tregua nel partito tutti ripetono che è il segretario a dettare la linea Quanto può durare è ancora presto per dirlo La scissione potrebbe essere solo stata rinviata

Repubblica p.6

Nel Pd è duello sui posti I renziani minacciano: potremmo restare fuori

`La replica del Nazareno: in realtà ci hanno già chiesto tre ministeri

`Oggi si riunisce la direzione democrat Rimane il no a Di Maio vicepremier

Messaggero p.6

Umbria, Emilia e Calabria Il Pd lancia l’amo Regionali

Fattgo p-7

La cicuta di Zingaretti L’incastro che ha messo il leader nelle mani dei nemici. La chiave della legislatura ora è: “pro-por-zio-na-le”

Foglio prima

Lega

La Lega si aggrappa a Dibba. La guerriglia del deputato grillino fa sperare i big. Giorgetti: per noi meglio così. Il sottosegretario: i rosso-gialli un investimento per noi. Messaggero p.7

Centrodestar

Berlusconi chiederà le urne al Colle: «I rosso-gialli minoranza nel Paese». Il Cavaliere vuole ricucire con il Carroccio ma avverte: Salvini deve dare segnali chiari. Tensione nei gruppi per i sospetti sulle mosse di una pattuglia di “responsabili” anti-elezioni. Meloni: «FdI pronti alla piazza, vogliono i cittadini muti». Mesasggero p.6

Il gran ritorno dei mediatori.

Il film lo conosciamo, i protagonisti pure, ma chi sta scrivendo la sceneggiatura? La prima crisi dell’era populista sfata il mito della centralità della rete e con esso la rilevanza che tutti abbiamo attribuito ai suoi strateghi. I Luca Morisi, la Piattaforma Rousseau, la Bestia, insomma i celebrati spin doctor dei tempi fortunati di Lega e M5S sembrano arnesi arrugginiti nella temperie del momento. Piuttosto è tornata in auge la vecchia figura dei mediatori, i Dottor Sottile che antevedono, annusano, contrattano e preparano Piani B e Piani C dietro le quinte del dibattito pubblico. Flavia Perina sulla Stampa a pagina 8.

La maledizione del Viminale.

Da Scelba a Salvini, da Siniscalco a Tria. Viminale ed Economia, i ministeri-trappola. Tutti vogliono i due ministeri. Quello dell’Interno porta con sé la maledizione di colpire il titolare del dicastero: l’ultimo è il leader della Lega. L’accorpamento di Tesoro, Bilancio e Finanze ha creato una sorta di ambasciata Ue in Italia che è spesso fonte di contrasti con il premier. Le ombre lunghe sull’Interno: l’alleato Usa e il Vaticano. Più aumenta la pressione di Bruxelles, più il populismo soffia contro il Tesoro. Marcello Sorgi sulla Stampa a pagina 9.

T 15 Giornali

LE CAPRIOLE DEI GIORNALI DI DESTRA. Il possibile esecutivo giallorosso diventa “europeista”, “impopolare” e addirittura il “più a sinistra della storia”. Massimo Fini sul fatto a pagina 13

L a formazione del governo 5 Stelle-Pd, che mi si consenta, pardon mi si permetta, io avevo previsto (“Il Pd ammetta l’errore: vada al governo col M5S”,Il Fatto, 9.8.19) prima ancora che Matteo Salvini desse la spallata decisiva, con un autentico a u t o d a f é, al proprio esecutivo in cui svolazzava libero e felice da mane a sera, ha fatto letteralmente impazzire i giornali che sarebbe offensivo per la destra, che è o almeno è stata una cosa seria, definire di destra. LASCIAMO PERDERE l’ag gettivazione normalmente sobria di questi giornali (“L’orrendo governo giallorosso”, La Verità; “Un esecutivo di stolti”, Feltri, Libero; “Non c’è pace fra i cretinetti”, sempre Feltri) e concentriamoci solo su alcune delle acrobatiche capriole, da veri saltimbanchi, cui sono stati costretti. Scrive Feltri che il nuovo esecutivo “bacerà le pantofole ai fessi dell’Eu ro pa ”. Ma come, i 5Stelle non erano stati accusati di antieuropeismo e di voler addirittura uscire dall’euro, tanto che Paolo Savona, indicato da Luigi Di Maio come ministro dell’Economia, fu costretto a rimettere il mandato? “Nasce il governo più impopolare della storia”, Franco Bechis sul T em p o. Ma come, l’at – tuale presidente designato, succeduto a se stesso, non era nei sondaggi il più popolare dei politici italiani, più dello stesso popolarissimo Salvini? “Il governo più a sinistra della storia della Repubblica”, scrive Sallusti aggiungendo con accezione negativa che “non il popolo ma il Parlamento è sovrano”. Ma come, in queste settimane non hanno insistito tutti, ma proprio tutti, sulla “c e nt r a l i t à ” del Parlamento? Che poi in linea generale questa affermazione sia vera e cioè che nelle democrazie parlamentari il popolo non conti nulla (io l’ho scritto in Sudditi. Manifesto contro la Democrazia) vale però per questo governo come per quello precedente come per tutti i governi che si sono succeduti dalla nascita della Repubblica. È troppo comodo, troppo facile, accorgersene quando si viene sconfitti e prendere il sistema per buono quando si è vincenti. “Perdenti al governo”, Il Giornale. Per la verità i “perdenti al governo” erano quelli di prima, perché ci era andata la Lega che aveva il 17 per cento contro il 18,7 del Pd. Ora al governo ci sono i due partiti usciti vincenti dalle ultime elezioni, i 5Stelle con il 32,7 per cento e il Pd appunto con il 18,7 per cento. Che cosa c’è di strano, che cosa c’è di scandaloso, sempre ragionando in termini democratici, se i due primi partiti si mettono insieme per governare? In Germania si sono fatte grosse koalition tra l’Spd socialista e il partito centrista di Angela Merkel senza che nessuno ululasse all’“inciucio”. Matteo Salvini, come già prima Renzi, si è fatto ubriacare dalla vittoria nelle elezioni europee, ma purtroppo per lui, per i suoi seguaci, per i suoi sgomenti sostenitori mediatici, in Italia, allo stato, valgono le elezioni politiche italiane. L’“ORRENDO GOVERNO”, mi spiace per i “p erd ent i”, durerà sino alla conclusione della legislatura. Sarebbe davvero pazzesco che 5Stelle e Pd ripetessero la disastrosa mossa di Salvini sfasciando il nuovo governo in qualche momento del suo percorso perché ciò significherebbe la loro fine politica, come ha segnato quella, almeno per il momento, di Salvini. Errare è umano, perseverare è diabolico. © RIP

“Un orrore”: Repubblica si allinea a destra. La testata diretta da Verdelli “costretta” a parlare la stessa lingua di “Libero” e “Giornale”. “Un gioco politico spregiudicato” è il titolo tranciante dell’editoriale di “Rep”. Così il Partito democratico rischia di logorarsi nell’abbraccio con una forza illiberale come i 5S. Inaffidabili. In questa alleanza è chiara la mancanza di ogni passione civile.

Marco Franchi sul Fatto p.6.

Un accordo “spregiudicato”, cucito tra gli “inaffidabili” – i 5 Stelle – e un partito – il Pd – che così rischia di “accelerare il suo tramonto politico”. Potrebbe essere Il Giornale o magari qualche altro quotidiano di destra, e invece è proprio Repubblica, storica testata di riferimento per la sinistra che in questi giorni, al grido di “No all’intesa 5 Stelle-Pd”, sembra appiattito su titoli, toni e linguaggi dei media berlusconiani o vicini a Salvini. I giornali usciti ieri in edicola sono emblematici. Repubblica pubblica un editoriale dal titolo tranciante: “Un gioco politico spregiudicato”. Il riferimento, manco a dirlo, è al possibile accordo giallorosso, o meglio a “un’alleanza in cui è chiara la mancanza di passione civile”. Neanche a farlo apposta, concetto espresso pari pari sulle pagine del Giornale: “Intravedere una vera passione tra dem e 5 Stelle è una missione impossibile”. A proposito di alleanze innaturali, verrebbe da dire. Ma proseguiamo con Rep: “L’unica ragione per cui nasce la bizzarra alleanza è bloccare Salvini, smussare l’arma elettorale che il leghista ha goffamente tentato di impugnare ”. Ma non era forse Salvini il pericolo fascista dell’Italia? E Pd e 5 Stelle dovrebbero allora fare il gioco di cotanto novello Mussolini, che ha strappato con gli alleati proprio per andare alle urne? Non è dato sapersi. A ogni modo è certo che Repubblica non abbia perso l’antica smania di dare consigli non richiesti ai democratici, finora peraltro piuttosto sfortunati (qualcuno ricorda l’entusiasmo per l’adesione al governo Monti? O per la riforma costituzionale Renzi-Boschi?). Se dunque oggi il quotidiano pronostica che i dem “si logorino nell’abbraccio con una forza illiberale come il M5S”, al Nazareno dovrebbero per lo meno tirare un sospiro di sollievo: forse l’intesa giallorossa è la strada giusta. Per non dire dei 5 Stelle, già bollati ancor prima di chiudere l’accordo: “È la fine dell’età dell’innocenza” (un’altra volta? Non era finita la volta scorsa?), colpa anche di vertici di maggioranza “magari a tarda sera (di giorno vanno bene, dopo il tramonto è sguaiato, nda) a casa di qualche amico (i 5 Stelle si ritrovino al Nazareno, dannazione, nda)”. Il risultato è quindi “una strana partita nel quale il sistema politico si consuma”. Altro che esercizio della democrazia parlamentare. Votare, votare, votare, sennò il sistema politico si consuma. Già assodata la sintonia col Giornale, ora Repubblica dovrà forse fare un passo in più per raggiungere alcuni picchi apocalittici già ampiamente varcati da Libero e La Verità. All’inizio della crisi di governo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari era stato ancora sobrio: “Voto subito”. Robetta. C’è tanto da imparare. Per esempio dal Libero in edicola due giorni fa : “Zingaretti pappamolle, Renzi gli dice cosa fare e i 5 Stelle vogliono imporgli il programma”. Ieri ecco poi la descrizione della fine del mondo, tipo Libro della Rivelazione: “La frittata è pronta. Un governo che ci porterà allo sfacelo: immigrazione senza limiti, tasse a iosa, obbedienza cieca all’Europa”. Commento di Renato Farina: “Hanno sequestrato l’Italia. Meta sicura è la nostra sventura”. Notevole, pure in un filone letterario che per onestà va attribuito, fin dagli albori dei giallorossi, a La Verità. Anche ieri Maurizio Belpietro ha confermato la linea: “Prende forma l’orrendo governo giallorosso, un Renzi bis per spartirsi le poltrone”. A Repubblica prendano nota.

T 10 Migranti

Mediterraneo, decine di migranti morti Naufragio al largo della Libia, almeno 40 vittime. Trenta e Toninelli fermano la nave di una Ong tedesca con 101 persone

Centro di accoglienza di Lampedusa ormai al collasso per i troppi arrivi

Stampa p.10

Naufragio, si temono 40 vittime Nuovo stop dell’Italia a una Ong

L’allarme al largo della Libia:sono morti dei bimbi Il divieto di Salvini: «Trenta e Toninelli d’accordo»

Ma i ministri 5 Stelle sismarcano dal leghista «Solo un atto dovuto»

Corriere a pagina 11

L’ultimo atto di Salvini chiudere i porti a 101 migranti Trenta e Toninelli hanno controfirmato il documento del Viminale per la Eleonore. Al timone Reisch, il primo comandante arrestato per soccorsi. Naufragio al largo della Libia: molte le vittime

Repubblica p.9

T 16

T 17 novara

Novara, si abbracciano i genitori dell’assassino e dell’amico ucciso

Hanno deposto i fiori insieme sul luogo del delitto

Messaggero p.11

Uccide e confessa sui social La madre: «Non lo riconosco» Novara, le famiglie posano assieme i fiori.Ilracconto dell’amico che li ha visti per ultimo

Corriere p.16

La lezione d’amore dietro l’abbraccio tra due famiglie

Michel Marzano su Repubblica. Apagona 16

T 18 sicilia

Ruote, acquari, porti: la Sicilia del futuro è un annuncio di carta

Oltre il Ponte Il grande “Palermo Eye” è l’ultima delle faraoniche (e difficilmente realizzabili) opere promesse in questi anni nell’Isola

Giuseppe Lo Bianco sul fatto a pagina 14

T 19

T 20

ECONOMIA

Bric

La produzione industriale della Cina è scesa del 4,8% rispetto allo scorso anno, l’India rallenta, il Brasile è in stagnazione e la Russia resta un “nano economico”. E così peggiora anche l’Europa. La recessione degli altri frena l’economia dei Paesi Bric. Federico Rampini su Repubblica a pagina 22.

food

Tra cucine fantasma e fusioni, l’oligopolio del cibo a domicilio

FOOD DELIVERYLe grandi piattaforme si fondono per controllare il mercato e ridurre i costi: ai vecchi ristoratori non resta che combattere ad armi impari o consegnarsi ai nuovi colossi

Virginia della Sala sul fatto a pagina 15

La ca s a , da ricchezza degli italiani a nuovo tesoro degli i m m ig rat i

Il trendDal 2008 il calo dei prezzi degli immobili ha fatto crollare il patrimonio delle famiglie, ancora legate al mattone. Nel solo 2017 persi 45 miliardi. La ripresa beneficia anche degli stranieri

NICOLA BORZI sul fatto a pagona 16

R I S U LTAT I Eccetto sul Tav, i 5Stelle hanno ceduto sulle grandi opere inutili e archiviato l’analisi costi-benefici. Bene invece la stretta sulle autostrade Infrastrutture e trasporti luci e ombre gialloverdi

Marco Ponti sul fatto a pagina 18

assunzioni

Enti e ministeri, via a 5 mila assunzioni. È stato firmato il decreto che sblocca immissioni e concorsi nella pubblica amministrazione centrale.

Messaggero p.15

1 Ilva

Ilva a rischio dal 6 settembre se il decreto resta “fantasma”. Messaggero p.8

1 Scuola

Maestre senza laurea, posto a rischio per diecimila. Il Veneto ne ha già licenziate 500. Il diploma delle magistrali non basta. Attesa per le sentenze del Consiglio di Stato sugli insegnanti in ruolo con riserva. La Maestra: “Dopo 12 anni in aula torno precaria. Finalmente avevo raggiunto l’impiego fisso, ma adesso è tutto azzerato. Per la scuola non c’è un programma: ogni governo fa la sua riformina e quello dopo la cambia”.

Stampa p.15

2 Gerrmanioa frena

Export giù, la Germania frena e la manifattura italiana soffre Allarme di Confindustria: Berlino vale il 12% delle nostre esportazioni Il Centro Einaudi: altri trimestri negativi e tutta l’Europa sarà in crisi. La guerra commerciale rallenta l’economia tedesca che rischia la recessione.

Stampa p.20

3 Marlboro

Philip Morris e Altria pronti ad accendere il colosso delle sigarette. Il nuovo gruppo avrà un valore di 210 miliardi in Borsa. Obiettivo: investire nella e-cig e nella marjiuana legale. È un ritorno alle origini: le due società erano unite fino al 2008. Ma l’operazione non convince Wall Street e il titolo di Philip Morris frena e fa meno 7,38%. Secondo gli esperti le sigarette tradizionali hanno ancora dieci anni di vita. Sulla Stampa a pagina 21.

Stampa p.21

4 Politica monetaria

Banche centrali, in dieci anni un bazooka da 15mila miliardi. Considerando anche la Cina l’aggregato dei bilanci raggiunge 20mila miliardi di dollari: gli interrogativi del mercato sulle nuove operazioni in arrivo e sull’impatto per i bond. Armi spuntate in una realtà globale di tassi sottozero. Aumentano anche i costi delle misure non standard, ma l’inflazione non sale. Sulle banche centrali pesano le pressioni dei governi e dei mercati per interventi monetari rapidi e incisivi. Sul Sole a pagina 2.

5 Brexit

Brexit, opposizione pronta a bloccare per legge l’uscita senza accordo. Alleanze anti no deal. Accordo tra il laburista Corbyn e gli altri leader. Sterlina subito in risalita. Downing Street parla di sabotaggio, il Brexit Party offre sostegno a Johnson. Nicol Degli Innocenti sul Sole a pagina 17.

ESTERI

1 Usa

Da Washington avvertimento a Roma: sanzioni se ospita i voli dei Pasdaran

Gli Usa ribadiscono le misure per chi collabora con la compagnia aerea di Teheran Mahar Air che opera a Fiumicino e Malpensa

Il Dipartimento di Stato: aerei usati per portare soldati e armi in Medio Oriente

Stampa p.11

2 Iran

Rohani risponde a Trump: via le sanzioni, poi trattiamo

Dopo l’apertura americana al G7, il leader iraniano detta le condizioni

Trump: Ho buone sensazioni che nelle prossime settimane possa arrivare un vertice tra noi e l’Iran

Rohani: Senza questo passo, la porta del dialogo resta chiusa Non vogliamo la bomba atomica

Stampa p.11

3 amazzonia

Il Brasile dice no ai soldi del G7 “Pensiamo noi all’Amazzonia” Mille roghi in due giorni. Ma il governo vuole le scuse dalla Francia: “Niente lezioni dopo Notre-Dame” Inchiesta sul “giorno dei fuochi”: il 10 agosto una squadra in azione per fare spazio alla speculazione

Repubblica p.12

«Macron pensi a proteggere Notre Dame» Bolsonaro rifiuta 20 milioni per l’Amazzonia

Messaggero p.10

Bolsonaro rifiuta gli aiuti del G7 No ai 20 milioni per gli incendi in Amazzonia «a meno che Macron non ritiri i suoi insulti»

Corriere p.12

Non è “il polmone della Terra”, non sta bruciando tutta e non è solo colpa di Bolsonaro

Foglio pagiona I

4 Hong Kpng

Ottanta giornio di rabbia. A Hong Kong la protesta ha superato quella del 2014 Domenica è esploso il primo colpo di pistola Xiresta a guardare. Ma per quanto tempo ancora?

Guido Santevecchi sul Corriere a pagina 14.

5

Il miliardario e le ragazzine. Decine di vittime sfilano in tribunale contro Epstein. Corriere p.15

6

7

8

9

10

GIUSTIZIA

1 cerfciello

Caso Cerciello “Hjorth bendato perché dava testate”

Stampa p.18

«Ci prendeva a testate così l’abbiamo bendato»

Delitto Cerciello, parla il maresciallo che ha scattato la foto del 19enne americano

«Nella chat 18 carabinieri, l’immagine per smentire l’ipotesi dei nordafricani»

Messaggero p.11

2 DE vito

De Vito denuncia capo politico ai probiviri

Il presidente dell’Assemblea capitolina

Il presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito (M5S), attualmente agli arresti domiciliari per l’accusa di corruzione nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta sul nuovo stadio, ha depositato nei giorni scorsi un esposto al Collegio dei probiviri e al comitato di Garanzia nei confronti del capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. L’affondo arriva nei giorni in cui il leader pentastellato è impegnato nella trattativa Pd-5stelle. L’atto indica una ventina di presunte violazioni dello statuto e del codice etico del Movimento: De Vito contesta a Di Maio di aver parlato della sua espulsione dalM5s, cosa non consentita se c’è un procedimento in corso e cosa che non sarebbe nei suoi poteri.

Messafgero p.7

3

4

5

6

7

8

Letture

Dai Moncalvo ai Lehman: che saga la famiglia

Fatto pagina 22

9

10